Clima, la scienza spiega perché non saranno centrati gli obiettivi della “COP21” di Parigi

Clima, l'Università di Padova ha creato un modello matematico che indica invece come cambiare passo

LaPresse/Reuters

Con grande probabilità non saremo in grado di centrare l’obiettivo degli Accordi di Parigi, cioè mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi. Per farlo, le tecnologie di produzione di energia a bassa emissione di CO2 dovrebbero diffondersi su scala globale in 5-6 anni, un tempo circa dieci volte inferiore di quello osservato per la diffusione dei combustibili fossili nel secolo passato, circa 60 anni. E’ quanto indica un nuovo modello del sistema clima-produzione energetica-società che riproduce l’evoluzione osservata delle emissioni umane di CO2 e della temperatura globale dal 1875 a oggi, illustrato in un articolo – pubblicato sulla rivista scientifica “Earth’s Future” – a firma Marco Marani del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università di Padova, Gabriel G. Katul, Duke University, e Gabriele Manoli, ETH Zurich. Un’immediata implicazione del lavoro – sottolinea l’Ateneo – è dunque che, se tecnologie di produzione energetica a bassa emissione non saranno universalmente adottate in tutto il mondo entro 5-6 anni, il riscaldamento globale sarà inevitabilmente più elevato di quanto prefigurato a Parigi, con il possibile superamento di soglie critiche che potranno ulteriormente accelerare il global warming e generare eventi critici quale l’accelerazione dello scioglimento dei ghiacci continentali (per esempio del ghiacciaio della Groenlandia) “Le nostre analisi su scala globale – dice Marco Marani – dimostrano che le emissioni di CO2 pro-capite sono raddoppiate ogni 60 anni dopo l’inizio della prima Rivoluzione industriale. Tale dinamica ‘ritardata’, unitamente alla crescita della popolazione globale, ha dato luogo a una peculiare dinamica intermittente delle emissioni globali nel secolo passato, caratterizzata da periodi di crescita relativamente rapida delle emissioni e da periodi di relativa stasi. Questa dinamica complessa è ben riprodotta dal nuovo modello che noi proponiamo per l’evoluzione del sistema energia-clima-società. L’applicazione del modello a un’ampia gamma di scenari futuri (da business as usual a rapida introduzione di tecnologie a bassa emissione) mostra come sia impossibile il raggiungimento degli obiettivi di Parigi se la diffusione globale di tecnologie verdi di produzione dell’energia dovesse avvenire su scale temporali simili a quelle osservate in passato”. “Di più – continua Marani – le nostre simulazioni mostrano che solo accelerando significativamente la diffusione delle nuove tecnologie, riducendo il tempo necessario alla loro adozione su scala globale di un dato ordine di grandezza (circa 6 anni) potrebbe il riscaldamento globale essere contenuto entro i 2 gradi C, obiettivo proposto alla conferenza di Parigi. Una così rapida diffusione tecnologica non ha però precedenti nella storia umana. La ormai tenue possibilità di limitare i danni dovuti al riscaldamento globale – conclude Marani – rimarrà dunque concreta soltanto se si andrà ben oltre le ordinarie misure di incentivazione delle nuove tecnologie di produzione energetica. Queste dovranno essere rapidamente adottate su scala globale attraverso azioni politico-economiche radicalmente nuove e incisive, se si vorranno evitare i danni peggiori al sistema climatico e alle nostre società”.