Incidente Aereo Colombia: ecco l’ipotesi più accreditata, altri casi analoghi nella storia

Le scatole nere riveleranno le cause che hanno portato al disastro aereo in Colombia lunedì scorso, ma una delle ipotesi più accreditate è che il velivolo sia precipitato per mancanza di carburante

LaPresse/Reuters

Le scatole nere riveleranno le cause esatte che hanno portato al disastro aereo in Colombia lunedì scorso, ma nelle ultime ore una delle ipotesi più accreditate è che il velivolo sia precipitato per mancanza di carburante. Nell’incidente sono morte 71 persone, tra cui la maggior parte dei giocatori della squadra di calcio di serie A brasiliana Chapecoense. Se questa ipotesi fosse definitivamente confermata, il volo della compagnia LaMia non sarebbe  purtroppo il primo ad avere incontrato una simile tragica fine.

Uno dei primi casi di questo genere viene registrato nel 1963, quando un bimotore Tupolev Tu-124 della Aeroflot – nell’allora Unione Sovietica – finì nel fiume Neva, nel nordest del Paese: in quel caso l’aereo aveva sorvolato per due ore l’aeroporto di Pulkovo mentre l’equipaggio cercava di risolvere un problema al carrello e nessuno si era accorto che il carburante stava finendo. Per fortuna in quel caso si salvarono tutti. Non fu invece così fortunato il volo 173 della United Airlines con 181 passeggeri: precipitò il 28 dicembre 1978 per mancanza di carburante schiantandosi su un quartiere periferico di Portland (Oregon), causando la morte di 10 persone. Anche in quel caso, l’aereo – un DC-8 proveniente da New York – non riuscì ad atterrare subito a causa di un problema al carrello che lo costrinse a sorvolare Portland per un’ora e il comandante cominciò la discesa troppo tardi.

Il 23 luglio del 1983 un Boeing 767-233 della Air Canada, volo 143 con 69 persone a bordo, finì il carburante a un’altitudine di 12.500 metri, a metà strada del suo tragitto tra Montreal (Que’bec) ed Edmonton (Alberta): il comandante riuscì con grande abilità a far planare l’aereo fino all’ex base dell’aeronautica militare di Gimli (Manitoba), evitando il disastro. Le indagini attribuirono l’incidente a un errore di calcolo del carburante in seguito a un disguido sull’uso del sistema metrico e del sistema imperiale britannico: l’episodio è passato alla storia dell’aviazione mondiale con il soprannome di ‘Gimli Glider’ (l’aliante di Gimli). Uno dei maggiori disastri dovuti alla mancanza di carburante ha coinvolto, nel 1990, proprio un aereo partito da Bogotà, in Colombia: il 25 gennaio di quell’anno, il volo 52 della Avianca diretto a New York con 157 persone a bordo dovette sorvolare la costa della Grande Mela per un’ora e mezza a causa del maltempo e del pesante traffico e quando finalmente era pronto per atterrare all’aeroporto di Kennedy, a causa delle cattive condizioni meteorologiche solo una pista era aperta per i 33 aerei che cercavano di atterrare ogni ora,  ma il carburante era agli sgoccioli e in seguito a un ulteriore problema di comunicazione tra la cabina di pilotaggio e la torre di controllo, il veicolo si schiantò su Cove Neck, un villaggio di Long Island, uccidendo 65 persone.