Terremoto, a lezione dai Giapponesi: ecco come tutelare gli edifici storici

In Giappone gli edifici storici "li studiamo uno ad uno per capire quali sono i punti deboli, poi facciamo degli esperimenti di ricostruzione con una simulazione del terremoto"

LaPresse/XinHua

In Giappone gli edifici storici “li studiamo uno ad uno per capire quali sono i punti deboli, poi facciamo degli esperimenti di ricostruzione con una simulazione delle scosse”. In tal modo si cerca di preservarli dagli effetti di un Terremoto. Lo hanno spiegato oggi a Roma, in un convegno alla Camera sulla prevenzione del rischio sismico in Italia e in Giappone, due esperti nipponici: Eisuke Nishikawa, dell’Iccrom-Centro Internazionale di studi per la conservazione ed il restauro dei beni culturali, e Toshhikazu Hanazato, docente di architettura conservativa alla Mie University.

LaPresse/Mario Sabatini
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Mostrando fotografie di edifici storici completamente distrutti dai sismi del 1995, del 2001 e del 2011, Nishikawa ha raccontato il percorso che è stato intrapreso nel Paese del Sol levante: “Queste distruzioni ci hanno indotto a rafforzare le misure di prevenzione per gli edifici storici, che sono fatti di legno e mattoni. Quelli già crollati o danneggiati vengono ricostruiti e restaurati applicando le tecnologie e i materiali più innovativi. La prima cosa che facciamo – ha continuato – è studiare ogni edificio storico, misurando la sua capacità di resistenza e trovando soluzioni per quelli che sono i punti più deboli della struttura. Stiamo anche sensibilizzando i privati proprietari di questi beni, perché non ci sono solo edifici storici statali”.

LaPresse/Mario Sabatini
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Hanazato ha poi fatto vedere alcuni filmati in cui si simulano dei terremoti in laboratorio. “E’ li’ che si sviluppano le tecnologie per il rafforzamento degli edifici”, ha detto. “Le soluzioni possibili sono svariate, ma una sola non basta: per ogni edificio ne occorrono diverse. Una prima tecnica può essere quella di installare degli isolatori sismici. Si può anche ricorrere all’utilizzo di sostegni di ferro sui lati dell’edificio: è il sistema più frequente. Ma possiamo anche inserire l’acciaio nei muri e rafforzare le fondamenta, altro intervento essenziale”. Hanazato ha quindi illustrato due esempi in cui sono state applicate le tecnologie piuù avanzate: la stazione di Tokyo, costruita circa 100 anni fa, e l’edificio Tomioka, risalente al 1872 e iscritto nella lista Unesco del Patrimonio mondiale dell’umanità. “Per quanto riguarda la stazione, alcune parti dell’edificio erano andate perse e le abbiamo ricostruite con queste nuove tecnologie. Lo stesso e’ accaduto al sito Tomioka, dove abbiamo anche utilizzato una grande tavola vibrante che attutisce le scosse”.

Claudio Modena, ordinario di tecnica delle costruzioni all’Università di Pavia, condivide questa impostazione: “Dobbiamo studiare gli edifici storici, – ha detto intervenendo al convegno – dobbiamo capire a fondo come è fatto ciascuno di essi e intervenire là dove è necessario. Non dobbiamo trasformarli in qualcosa di diverso, deturpando il loro valore artistico e storico, ma piuttosto agire dove sono i punti deboli. Controllando per esempio lo stato delle catene nelle murature, perché con quelle il crollo sarà molto più difficile. Allo stesso modo bisogna controllare lo stato dei solai”.