Terremoto: ecco come tutto finì in 140 secondi

Dal 24 Agosto il Centro Italia non ha tregua a causa del terremoto, e tra tutti i paesi anche Arquata del Tronto: ecco gli ultimi, pesantissimi, tre mesi

Arquata del Tronto, 23 agosto 2016. La città era in quiete, almeno 3.000 tra residenti e turisti erano sparsi in un territorio molto vasto, godendosi gli ultimi attimi di caldo estivo. Qualcuno era in casa, altri affollavano i locali, gli alberghi e le strutture ricettive del paese, c’è chi consumano la cena, chi balla, chi canta, chi semplicemente si diverte o si perde tra le viuzze di questo piccolo angolo di paradiso. Nessuno sapeva che l’apocalisse stava per arrivare. Dopo poche ore la furia del Terremoto si sarebbe scatenata con tutta la sua violenza sul Borgo e sulle sue 13 frazioni. Sono le 3.36. Vengono sorpresi dalla prima, grande scossa. Centoquaranta secondi. Interminabili. Secondi che vibrano di una potenza accertata del sesto grado della scala Richter, che lascerà alla fine solo morte e distruzione.

LaPresse/XinHua
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La frazione di Pescara del Tronto viene quasi interamente rasa al suolo, con 47 vittime tra cui 8 bambini. Il Borgo, capoluogo di Arquata e sede municipale, per gran parte crollato, con la maggioranza degli edifici gravemente lesionati e inagibili. Così come molte altre località dell’entroterra comunale, soprattutto quelle situate alle pendici del Monte Vettore, da Capodacqua a Pretare. I morti qui saranno 51. “Non abbiamo avuto il tempo di far niente – racconterà una donna residente a Pescara, madre di una delle giovani vittime del Terremoto – la casa è crollata quasi subito, e chi si è salvato lo deve solo ad un miracolo.”

LaPresse/Angelo Emma
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E nella notte tra il 23 e il 24 agosto di storie di miracoli ne sono circolate molte. Come quella della nonnina che ha salvato i due nipoti riparandoli con il suo corpo, sotto le macerie, o quello di un’anziana donna del Borgo, Rossana, che per 3 ore e mezza è rimasta appesa a un tramezzo della sua casa distrutta, in bilico a 7 metri di altezza, tra la vita e la morte ed e stata poi salvata dai vigili del fuoco. Si tratta di storie incredibili, eppure vere, come quelle di pompieri, operatori della protezione civile, forze dell’ordine e volontari venuti da ogni parte d’Italia, uomini coraggiosi che hanno contribuito a salvare molte vite nei primi due giorni seguiti alla grande scossa. Una su tutte, quella di Giorgia, la bambina estratta viva dalle macerie 16 ore dopo il Terremoto, e poi ricoverata in gravi condizioni: i soccorritori e poi medici e infermieri sono riusciti a farla tornare a vivere, mentre non ce l’ha fatta la sorellina minore. Giulia era già morta quando gli angeli del soccorso erano riusciti a raggiungerla.

LaPresse/Bianchi/Lo Debole
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Ed è proprio a Giulia che un vigile del fuoco non effettivo, Andrea, 27 anni, in quei drammatici giorni di agosto, ha dedicato un piccolo scritto che ha commosso tutta l’Italia. Un bigliettino lasciato sulla bara della bambina durante i funerali pubblici svoltisi ad Ascoli Piceno il 27 del mese: “Ciao piccola, scusaci se siamo arrivati in ritardo…”. Andrea, 27 anni, aquilano, meriterebbe un premio solo per questo suo gesto di affetto. Un eroe, come tutti coloro che dal 24 agosto in poi, hanno messo in piedi un’immensa opera di soccorso, accoglienza, riparo, ristoro e assistenza morale e materiale. Sono gli angeli delle macerie, che hanno dato la forza a tutte le vittime di non cedere alla rassegnazione, dopo la paura e la grande disperazione. Ed è anche grazie a loro se la gente di montagna di Arquata ha resistito e si è rimboccata le maniche, grazie a tutte le istituzioni, a tutte le agenzie pubbliche e le associazioni di volontariato che sono intervenute nella zona martoriata già nelle ore successive al sisma. Ha resistito, impegnandosi per rimanere il più vicino possibile alle proprie case, senza voler mai abbandonare i luoghi in cui viveva.

LaPresse/Reuters
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E quando la ripresa sembrava vicina, nonostante le difficili condizioni, è arrivata la nuova ondata sismica, quella di fine ottobre. Un’ondata che ha riportato il terrore, facendo tornare tutti nell’incubo. Una prima scossa alle 19.11 del 26 ottobre, e poi soprattutto quella devastante delle 7.41 del mattino del 30 ottobre: 6.5 gradi Richter. Quest’ultima ha distrutto completamente anche il Borgo di Arquata, lasciando intatta solo la Rocca medievale che svetta sopra il paese, maestosa e solitaria. Una scossa, quella del 30 ottobre, che ha provocato la fuga in massa di tutti gli abitanti che erano rimasti in zona, ospitati nella “Casa dei due Parchi” o nelle strutture ricettive disponibili. L’ordinanza di sgombero totale emanata dall’amministrazione comunale ha fatto poi il resto. Tutti sfollati, qualcuno si è riparato negli alberghi di San Benedetto del Tronto, sulla costa adriatica, qualcun altro in autonoma sistemazione. Adesso si attendono le casette, e forse i container, ma nel frattempo è arrivato il maltempo, e il gelo. I bambini andranno a lezione in una scuola prefabbricata, mentre i molti adulti sperando che la nuova fabbrica annunciata dalla famiglia Della Valle, apra presto per portare un po’ di lavoro e di speranza nel futuro. Un futuro che chiede soltanto di poter ricominciare, senza nuovi passi falsi.