Terremoto: l’arte salvata dai “monuments men” dei vigili del fuoco

Dopo il terremoto in centro Italia, i "monuments men" dei vigili del fuoco sono entrati nelle case degli italiani come dei veri e propri eroi

Già nel 1997, dopo il Terremoto che aveva colpito Umbria, e poi ancora dopo il sisma del L’Aquila, sette anni fa, erano scesi in campo e si erano fatto ‘notare’. Ma dopo le scosse che il 24 agosto hanno nuovamente interessato in centro Italia, i “monuments men” dei vigili del fuoco sono stati maggiormente apprezzati e sono entrati nelle case degli italiani come dei veri e propri eroi. Grazie alle tante cronache e, soprattutto, ai tanti video – diffusi da tv e web – che riprendono i “caschi rossi” aggrappati a facciate mangiate dai crolli, imbracati e calati dall’alto nel bel mezzo di edifici pericolanti, impegnati a salvare tele, statue, ceramiche, arredi sacri. “In effetti, e’ un lavoro che abbiamo sempre fatto, dai tempi della guerra“, ricorda, come spiega in un’intervista all’Agi, Marco Cavriani, comandante dei vigili del fuoco di Torino, “ma fu col Terremoto in Umbria (che ebbe tra le sue ‘vittime’ la volta giottesca della Basilica superiore di San Francesco ad Assisi, ndr) che si decise di costituire un gruppo ad hoc per sopralluoghi e valutazione dei danni artistici. Un modello confluito, nel 2009, nei Nuclei di coordinamento delle opere provvisionali incaricati anche di gestire il recupero delle opere d’arte in collaborazione con il ministero dei Beni culturali”. Il sisma dell’Aquila lesiono’ qualcosa come 1.500 monumenti, e fu lungo l’elenco dei pezzi salvati dai vigili del fuoco, compreso il paliotto d’altare in ceramica dipinta di Luca della Robbia e parte dell’organo della Basilica di Santa Maria di Collemaggio. “Oggi in prima fila ci sono i Nis, i Nuclei di intervento speciale – spiega Cavriani – che seguono procedure di intervento continuamente aggiornate e che si avvalgono della collaborazione di colleghi specialisti come gli speleo-alpini-fluviali del Saf“, i pompieri “acrobati” abituati a scendere in grotte, pozzi e crepacci e a scalare altezze da capogiro.

Una mano determinante a ridurre i rischi, per fortuna – ammette il comandante provinciale di Torino -, arriva dalla tecnologia“, in particolare da robot e droni: “Sono i droni che consentono, in tempi contenuti e spesso in condizioni limite, di farci un’idea esatta della situazione e, quindi, di programmare l’intervento dei nostri uomini, esponendoli per il minor tempo possibile al pericolo di crolli”. E’ accaduto ad Accumoli, ad esempio, dove i “caschi rossi” hanno strappato in extremis alle macerie del crollo del campanile della Chiesa di San Francesco quattro dipinti e un olio su tela, raffigurante l’Estasi di San Francesco. O ad Amatrice, nella Chiesa di Sant’Agostino, dove i Saf, assicurati alle corde da un’autoscala, hanno portato in salvo, tra l’altro, un olio su tela di Luigi Cherubini con San Francesco di Paola, uno raffigurante il Matrimonio mistico di Santa Caterina e gli altorilievi in terracotta della Via Crucis di Ghino Sassetti. “Naturalmente – conclude Cavriani – la nostra missione non si esaurisce con il recupero ma comprende la messa in sicurezza di tutti gli edifici di pregio storico e artistico”. Un lavoro, in parte gia’ concluso e in parte ancora in corso, che riguarda numerose opere d’arte di centri piccoli e grandi.