Agricoltura e veterinaria: “I farmaci omeopatici dovrebbero essere preferiti rispetto alla medicina convenzionale”

Roberti di Sarsina: "Chi ha criticato a sproposito l’omeopatia in Veterinaria, non ha alcuna preparazione scientifica sulle Medicine Complementari"

Un recente paper pubblicato su “Veterinary Record”, a firma dei ricercatori Caroline Doehring e Albert Sundrum (1), ha analizzato alcuni studi scientifici precedenti che validavano l’uso dell’Omeopatia in Veterinaria, criticandoli per l’esiguo numero di animali coinvolti negli studi e invitando quindi per il futuro a intraprendere e portare a buon fine ulteriori ricerche in veterinaria, prima di poter trarre conclusioni e raccomandazioni cliniche definitive per l’uso di farmaci omeopatici su vasta scala sugli animali. Alcune riviste italiane hanno titolato “L’omeopatia non funziona neanche sugli animali”.

“Se non risultasse alla fine noioso, l’accanimento con il quale persone senza alcuna preparazione medica e scientifica specifica sulle Medicine Non Convenzionali e Complementari si ostinano a fare disinformazione su questi temi, stimolerebbe forse ilarità”, ha dichiarato il Dott. Paolo Roberti di Sarsina, Medico, uno dei massimi esperti di MNC in Europa: “Lo studio citato – prosegue Roberti di Sarsina – non conclude affatto che l’omeopatia non sia efficace sugli animali, ma sollecita altri studi più approfonditi – e ben venga! – prima di dichiararne definitivamente l’efficacia e ricavarne quindi indicazioni cliniche per l’adozione su vasta scala. Eppure si continua a remare contro questo paradigma di cura, con un atteggiamento basato su pregiudizio, il che è totalmente antiscientifico“.

In agricoltura biologica, ricorda l’AMIOTAssociazione Medica Italiana di Omotossicologia – l’uso di rimedi omeopatici in Europa è infatti esplicitamente consigliato: i farmaci omeopatici dovrebbero essere preferiti rispetto alla medicina convenzionale secondo le normative in campo biologico UE della Commissione Europea, ed essi sono correntemente utilizzati dagli agricoltori, mentre gli scettici sono costantemente alla ricerca di prove scientifiche per criticare questa tendenza, arrivando a fornire nelle proprie comunicazioni al pubblico dei messaggi non genuini e di fatto manipolati.