Ambiente, Sardegna: aria ancora buona, ma allerta polveri sottili

La qualità dell'aria che si respira in Sardegna è complessivamente buona, tuttavia i dati del 2015 rilevati dalla rete regionale di monitoraggio segnalano concentrazioni elevate di polveri sottili (Pm10)

La qualità dell’aria che si respira in Sardegna è complessivamente buona. Tuttavia i dati del 2015 rilevati dalla rete regionale di monitoraggio segnalano alcune criticità, sopratutto concentrazioni elevate di polveri sottili (Pm10) nell’area di Cagliari, nelle zone industriali di Assemini e Portoscuso e nell’area urbana di San Gavino Monreale, a causa delle emissioni degli impianti di riscaldamento domestici. L’assessore dell’Ambiente Donatella Spano, però, precisa: “La parola rischio in Sardegna per ora non esiste”. Caminetti, stufe tradizionali e piccole caldaie sono i principali responsabili delle emissioni di particolato Pm10 (nel complesso il 56%), Pm2,5 (per il 64%) e benzoapirene, composto organico indicatore chimico della combustione (per l’83%) nell’agglomerato di Cagliari, dove ci sono tre centraline di rilevamento della qualità dell’aria. In Sardegna, il 46% della produzione di Pm10 si deve a caminetti per il 27%, stufe domestiche per il 12%, piccole caldaie (7%) e incendi (8%).

Il numero delle stazioni (43) della rete regionale è disciplinato dal ministero dell’Ambiente e in base ai nuovi parametri nazionali dovrebbero scendere a 24, calcolato in base a popolazione, dimensione del territorio e presenza di agglomerati urbani. Le emissioni nocive di polveri sottili hanno superato i livelli di guardia in alcuni casi nel 2011 (39 superamenti di valori massimi di legge di Pm10 contro i 35 consentiti l’anno) e nel 2014 (40 superamenti). Per tale ragione la Giunta regionale ha approvato ieri il nuovo Piano per la qualità dell’aria”, un documento di 138 pagine che prevede misure per ridurre le emissioni e suddivide la Regione in cinque zone: agglomerato di Cagliari, zona urbana (Olbia e Sassari esclusa la zona industriale), Zona industriale (Assemini, Capoterra, Portoscuso, Sarroch, l’area della raffineria Saras in cui ci sono 3 centraline di rilevamento della qualita’ dell’aria, e Porto Torres, dove sono 4), zona rurale (il resto del territorio) e zona ozono (l’intera regione). L’ultimo Piano risale al 2005.

Il piano, illustrato oggi dall’assessore dell’Ambiente Donatella Spano e che ha una prospettiva fino al 2020, prevede la sostituzione dei caminetti e delle stufe tradizionali con sistemi ad alta efficienza, la limitazione dell’impiego di olio combustibile, gasolio e legna nelle caldaie e negli impianti a bassa efficienza impiegati per il riscaldamento del settore terziario. La Regione perevede di avviare le campagne di sensibilizzazione e informazione, programmi di educazione nelle scuole per approfondire i temi della tutela della qualità dell’aria e sui possibili effetti nocivi dell’inquinamento atmosferico. Sono ipotizzati interventi specifici nei porti di Cagliari e Olbia per ridurne le emissioni legate alle loro attività: l’elettrificazione delle banchine, possibilità di sostituire i combustibili con altri meno inquinanti e razionalizzazione dei sistemi di imbarco e della logistica del traffico merci. Un’altra misura fondamentale riguarda la razionalizzazione del trasporto urbano, anche con la limitazione di quello pesante e l’introduzione di veicoli (a cominciare da quelli elettrici) meno inquinanti di quelli attuali. “Dobbiamo aumentare la consapevolezza”, ha sottolineato l’assessora, “che le abitudini individuali hanno una grande importanza”.