Gioco d’azzardo: molto diffuso tra i giovanissimi, lo studio Espad®Italia

"Le scuole attraverso attività di educazione ai rischi correlati al gioco d'azzardo hanno contribuito alla diminuzione della quota sia degli studenti-giocatori a rischio sia di quelli problematici"

Il gioco d’azzardo è molto diffuso tra i giovanissimi. Quasi la metà degli studenti tra i 15 e i 19 anni l’ha provato almeno una volta e il 42% lo ha fatto nel corso del 2015. Il dato, in leggero aumento rispetto al 2014, viene dallo studio campionario Espad®Italia 2015, coordinato da Sabrina Molinaro dell’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). Le prevalenze di gioco maggiori si registrano nelle regioni meridionali, a eccezione del Molise, e in Sicilia e a essere maggiormente attratti sono i maschi: il 52% ha giocato almeno una volta nell’ultimo anno, contro il 32% delle studentesse. Nonostante la legge italiana lo vieti, anche il 44% dei minorenni ha giocato per soldi almeno una volta nella vita e il 38% durante l’anno antecedente la rilevazione.

Le ragazze – spiega Emanuele Guerrini sull’Almanacco della Scienza del CNR – preferiscono i ‘gratta&vinci’ mentre le puntate sportive sono scelte principalmente dai maschi. I contesti di gioco maggiormente frequentati sono le abitazioni private (37%) e i bar-tabacchi (35%), ma anche le sale scommesse (28%) e il web (19%). Il 62% degli studenti che ha giocato d’azzardo durante l’anno lo ha fatto non più di una volta al mese, mentre quasi il 22% da 2 a 4 volte al mese e il 12% da 2 a 5 volte alla settimana, il 4% ha giocato 6 o più volte alla settimana.

La probabilità di essere un giocatore a rischio e/o problematico è maggiore tra chi ha amici che giocano d’azzardo, chi è vittima di binge drinking (bere 5 o più unità alcoliche in un tempo ristretto) nell’ultimo mese; chi ha utilizzato cannabis frequentemente (20 o più volte) nell’ultimo mese, oppure chi ha usato almeno un’altra sostanza illegale nell’anno, così come tra i forti fumatori di sigarette (10 o più al giorno), tra chi beve alcolici tutti i giorni, ha assunto droghe sconosciute e ha fatto uso di psicofarmaci non prescritti durante l’anno. La probabilità di essere un giocatore a rischio e/o problematico è, invece, minore tra chi ha i genitori che controllano le attività del sabato sera e la gestione dei soldi e tra chi ha un buon rapporto con padre, madre e amici.

Nel 2015 quasi un quarto degli istituti scolastici superiori ha dedicato attività specifiche alla prevenzione del gioco d’azzardo, una quota in considerevole aumento che si osserva in tutte le macroaree geografiche, in particolare nelle regioni centrali. L’analisi evidenzia che all’aumentare degli istituti attivi nell’ambito della prevenzione corrisponde una diminuzione sia degli studenti-giocatori a rischio (dal 27% del 2008 all’11% nell’ultimo biennio) sia di quelli problematici (dal 10% del 2008 all’8% circa). “Le scuole attraverso attività di educazione ai rischi correlati al gioco d’azzardo hanno contribuito alla diminuzione della quota sia degli studenti-giocatori a rischio sia di quelli problematici”, commenta Sabrina Molinaro. “Dai dati emergono inoltre chiare indicazioni rispetto all’importanza del ‘parental monitoring’ nella prevenzione dell’insorgenza di problematicità legate al gioco d’azzardo. Il fenomeno in questa particolare fascia di età è stato in parte contenuto grazie all’impegno della società civile e delle istituzioni, ma in considerazione del fatto che questi fenomeni subiscono modifiche in tempi brevissimi è necessario ripetere il monitoraggio, utilizzando strumenti scientificamente appropriati, con cadenze sistematiche”.