Sanità: 2 italiani su 3 non conoscono la legge sulle cure palliative e la terapia del dolore

Due italiani su tre ignorano la legge 38/2010, che garantisce ai cittadini il diritto di accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore

Due italiani su tre ignorano la legge 38/2010, che garantisce ai cittadini il diritto di accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. Il 63% dei cittadini non la conosce. È il dato che emerge dalla prima indagine conoscitiva effettuata dall’Osservatorio volontario per il monitoraggio della terapia del dolore e delle cure palliative della Fondazione nazionale Gigi Ghirotti, in collaborazione con la Fondazione Isal e con il supporto della Conferenza delle regioni e delle province autonome, i cui risultati sono stati resi noti in occasione del convegno ‘La nostra legge 38: un bilancio. Per combattere il dolore e dare voce a chi cerca sollievo’, che si è tenuto a Roma nella sala del Tempio di Adriano. L’analisi dei dati – spiegano gli organizzatori dell’indagine – ricavati da 13.374 schede di rilevazione, compilate dai pazienti e dai loro familiari, diffuse e raccolte dal neonato Osservatorio, mostra l’interesse civico sui temi della cura del dolore e delle cure palliative e la presa di coscienza su tutto quanto c’è ancora da fare per vedere attuata la legge 38/2010 su tutto il territorio nazionale. I dati permettono di sottolineare che la legge è ancora oggi poco nota: questo ‘vuoto di conoscenza’ – sottolinea l’Osservatorio della Fondazione – impone un maggiore coinvolgimento dei medici che devono sempre più indirizzare i cittadini verso strutture appropriate. I risultati mostrano che il 35% degli utenti è indirizzato dal proprio medico di fiducia a una visita specialistica presso i centri di terapia del dolore del territorio. Tra le persone che dichiarano di essere affette da dolore cronico, il 45% degli intervistati vive da più di 6 mesi senza trovare soluzione al problema, e il 17% non trova rimedi efficaci per oltre 5 anni. Occorre rendere costante l’azione di stimolo e di supporto alle istituzioni – sottolinea l’Osservatorio – affinché si realizzi una collaborazione efficace per formare di più la classe medica anche attraverso una formazione dedicata ai temi previsti dalla legge, che inizia nelle università e prosegue con piani strutturati di percorsi professionalizzanti. L’analisi offre però anche un dato positivo: le persone prese in carico dai centri di terapia del dolore e dagli hospice ne sottolineano la dote di qualità umana e professionale, sono soddisfatti di come sono stati curati e sono pronti a consigliare questa esperienza a chiunque debba averne bisogno. “La nostra funzione di conoscenza e sensibilizzazione della popolazione su questi temi diventa un obbligo – ha dichiarato Emilio Carelli, presidente della Fondazione nazionale Gigi Ghirotti – quando comprendiamo, proprio dalla lettura dell’analisi dell’Osservatorio che c’è un elevato grado di soddisfazione dei cittadini nel momento in cui accedono alle strutture di cure palliative e di terapia del dolore. Si tratta di un percorso di civiltà che porteremo avanti anche grazie al monitoraggio dell’Osservatorio e, ne sono certo, con il supporto delle istituzioni”. “Il monito che arriva dai dati è piuttosto chiaro – commenta Antonio Saitta, assessore alla Salute della regione Piemonte, coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle regioni – Solo un paziente su tre conosce la legge, il 45% non conosce l’utilità dei farmaci oppiacei per le situazioni di dolore cronico o di fasi terminali. Credo che tra gli aspetti centrali ci sia il ruolo del medico di medicina generale, anello fondamentale fra l’ospedale, la medicina del territorio e l’hospice. Va detto però che i medici di famiglia stanno sviluppando una sempre maggiore consapevolezza e cultura professionale su questi temi, ed è questo un dato incoraggiante. Credo che regioni e ministero della Salute – conclude Saitta – abbiano un compito comune da affrontare soprattutto in materia di informazione e comunicazione. Ritengo che si possa lavorare su linee di indirizzo da destinare alle aziende sanitarie ed ospedaliere che agevolino i comportamenti virtuosi sul territorio, agendo anche su standard prestazionali che ne facilitino l’erogazione in modo omogeneo in tutto il paese”. “Ritengo inaccettabile che chi è solo o povero non possa ricevere il sollievo delle cure palliative e della terapia del dolore perché non sa che cosa siano o perché non gli sono accessibili – ha dichiarato Livia Turco, coordinatrice dell’Osservatorio – Compito primario della legge 38/2010 è quello di costruire l’eguaglianza nella dignità del fine vita, con l’aiuto dei medici, degli infermieri, dei farmacisti e del volontariato. Colpisce constatare che troppe persone e famiglie vivono nella solitudine della ‘inguaribilità’. La lotta al dolore – conclude – deve continuare ad essere una priorità nell’agenda politica di chi, a ogni livello, governa il nostro paese. Occorre cioè impegnarsi affinché nessuno resti solo di fronte alla malattia”.