Fisica: c’è anche del know how italiano nel acceleratore di particelle Super Kekb

E' stato completato con successo il posizionamento del rilevatore di particelle Belle II sull'acceleratore Super Kekb

LaPresse/PA

E’ stato completato con successo il posizionamento del rilevatore di particelle Belle II sull’acceleratore Super Kekb. E’ stata così ultimata una tappa fondamentale che nel 2019 porterà all’accensione dell’acceleratore di più alta intensità al mondo dando il via a un esperimento che potrebbe rivoluzionare la fisica moderna. Lo ha reso noto l’ateneo pisano protagonista dello studio con il fisico Francesco Forti, presidente del comitato esecutivo dell’esperimento. “Il nostro obiettivo scientifico – sottolinea Forti – e’ l’esplorazione della fisica oltre il modello standard: una fisica ad oggi ignota, e che speriamo possa essere chiarita attraverso le misure di altissima precisione che Belle II potra’ effettuare“.

Super Kekb è il primo acceleratore per la ricerca in fisica fondamentale a entrare in funzione dopo Lhc al Cern di Ginevra, ma a differenza di questo, in cui circolano fasci di protoni, utilizza fasci di elettroni e positroni che viaggiano rispettivamente a una velocità di 7 e 4 miliardi di elettronvolt (GeV). Quando il nuovo acceleratore entrerà in funzione a pieno regime, raggiungendo una luminosità 40 volte superiore a quanto ottenuto finora, le particelle prodotte nelle collisioni saranno misurate dal rivelatore Belle II che e’ stato appena posizionato.

L’esperimento in preparazione e’ frutto di una collaborazione internazionale, di cui fanno parte oltre 700 fisici e ingegneri provenienti da 23 paesi, e alla quale l’Italia contribuisce con un importante finanziamento dell’Istituto nazionale di fisica nucleare e una comunita’ di scienziati provenienti da nove sezioni e laboratori Infn e Universita’: Napoli, Padova, Perugia, Pisa, Torino, Trieste, Roma1-Enea Casaccia, Roma3, Laboratori Nazionali di Frascati (Roma). “In particolare, il gruppo di Pisa, formato da docenti dell’ateneo e ricercato Infn che operano in stretta collaborazione – conclude Forti – ha contribuito in modo determinante alla costruzione del rivelatore di vertice di Belle II, allo sviluppo del software per il sistema di tracciatura delle particelle e alla messa in opera dei mezzi di calcolo necessari per analizzare l’enorme quantità di dati che l’esperimento raccoglierà“.