Pediatria: il bebè piange? Con 1 ora di sonno perso il reddito familiare si riduce dell’11%

"Il fattore sonno viene spesso trascurato negli studi economici, nonostante i suoi noti effetti ristoratori e la sua influenza sulla plasticità cerebrale"

Se il bebè piange di notte, mamma e papà rischiano la crisi. Non solo di nervi, ma anche economica: secondo i ricercatori della London School of Economics, è sufficiente un’ora di sonno perso per ridurre dell’11% il reddito familiare. E più tempo si passa svegli a cercare di calmare il piccolo di casa, più il conto in banca ne risente. Un effetto moltiplicativo, legato al mancato riposo che si ripercuote sulle performance diurne in ufficio. Le notti in bianco riducono infatti il tempo lavorativo che si è in grado di reggere, quindi diminuiscono le chance di guadagno se non addirittura di conservare l’impiego.
Lo studio è stato presentato a Bristol alla conferenza annuale della Royal Society of Economics, e i suoi risultati rimbalzano sulla stampa britannica. Nonostante sia intuibile che “la carenza di sonno può minacciare le performance lavorative“, osserva Joan Costa-Font, professore associato di economia politica alla Lse, “il fattore sonno viene spesso trascurato negli studi economici, nonostante i suoi noti effetti ristoratori e la sua influenza sulla plasticità cerebrale e la sensazione di benessere“. Tanto che, “a nostra conoscenza – precisa la co-autrice Sarah Fleche – questo è il primo lavoro che evidenzia un legame fra la qualità del sonno dei figli e la ‘resa economica’ dei genitori”.
Per misurare l’impatto del pianto notturno dei bambini sulla deprivazione di sonno, i ricercatori hanno analizzato i dati di un maxi studio inglese portato avanti dagli anni ’90 su oltre 14 mila famiglie. L’analisi ha permesso di valutare il ‘costo’ delle lacrime della prole, indicando che le più esposte al pericolo di impoverimento sono le donne: “I padri sono un po’ meno colpiti dai problemi di sonno del figlio – avvertono gli autori – mentre le madri“, specie se professionalmente “poco qualificate, come conseguenza del sonno mancato sperimentano una forte diminuzione dell’occupazione e del numero di ore lavorate“.
In conclusione, “avere figli riduce la produttività – ammonisce Costa-Font – Ritengo che i genitori e il governo dovrebbero tenerlo in considerazione“, anche pensando a “forme di compensazione” ad hoc per far sì che chi progetta di mettere su famiglia possa essere sicuro che “ne valga la pena”. Non solo per la gioia di diventare genitori, ma anche per il portafoglio. (AdnKronos)