Salute, studio: latte d’asina promosso per i bimbi allergici a quello di mucca

Il latte d'asina "è sicuro dal punto di vista igienico-sanitario e sotto il profilo nutrizionale è simile a quello di donna"

Il latte d’asina “è sicuro dal punto di vista igienico-sanitario e sotto il profilo nutrizionale è simile a quello di donna, ad eccezione del contenuto in grassi che si mostra più basso e che per questo è stato integrato con olio d’oliva, soprattutto nella dieta dei lattanti”. E oltre il 90% dei bimbi allergici al latte di mucca lo tollera bene. Così sono stati presentati a Scarlino, nell’azienda regionale Le Bandite presso il Podere Ponte alle catene, i risultati preliminari del progetto di ricerca avviato dal marzo 2015 sul “latte d’asina di razza amiatina nella gestione del bambino con allergia alle proteine del latte vaccino”. Il progetto, finanziato dalla Regione Toscana (Direzione generale dei diritti di cittadinanza e coesione sociale – Settore Ricerca, Innovazione e Risorse umane), è tuttora in corso e vi collaborano la Struttura dipartimentale allergologia dell’Azienda ospedaliera universitaria Meyer, il Dipartimento di scienze veterinarie dell’Università di Pisa, l’Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana e l’Azienda del Complesso agricolo forestale di proprietà della Regione ‘Bandite di Scarlino’. I risultati preliminari del progetto evidenziano che il latte d’asina, distribuito gratuitamente alle famiglie dei bambini secondo un piano alimentare stabilito, è sicuro. “I bambini hanno tollerato molto bene il prodotto, che ha un gusto gradevole molto apprezzato. Il latte d’asina – si legge in una nota della Giunta regionale toscana – potrebbe essere interessante anche per gli effetti benefici sugli anziani, essendo ricco di calcio, ma povero di grassi, e sulle persone con osteoporosi”. Alla conferenza stampa di presentazione sono intervenuti l’assessore al diritto alla salute, sociale e sport Stefania Saccardi, Leonardo Marras, capogruppo Pd in Consiglio regionale, insieme tra gli altri a Marcello Stella, sindaco di Scarlino, Giovanni Brajon, direttore dell’Istituto zooprofilattico, Federica Salari dell’Università di Pisa, Elio Massimo Novembre, responsabile scientifico del progetto (Meyer). Erano presenti anche due famiglie che utilizzano il latte, a testimoniare l’efficacia del prodotto. “Grazie a tutti – ha detto Saccardi – per aver contribuito ad un progetto in cui la Regione Toscana ha sempre creduto. Oggi la scommessa è quella di mettere in piedi politiche della salute che tengano insieme diversi settori, e questo progetto ne è un esempio perfetto: si riesce a creare una filiera produttiva completa. Inoltre il settore della neutraceutica, che significa trovare in ciò che la natura produce i valori nutrizionali necessari, è uno dei settori su cui c’è maggiore attenzione”. “Studi scientifici seri – ha continuato – hanno scoperto in questo latte proprietà che altri latti non hanno, e partendo dalla fascia dei bambini in età pediatrica, l’idea è quella di ampliarne l’utilizzo ad altre fasce d’età e di pazienti. Da questo punto di vista è importante mettere insieme una rete di distribuzione per renderlo di facile utilizzo in tutta la Toscana. E per questo abbiamo coinvolto la rete delle farmacie che si è detta disponile ad aiutarci, inserendo il latte nella loro rete, che è molto efficace e con vocazione anche sociale. Inizieremo quindi con la sperimentazione della distribuzione nella zona di Firenze con l’obiettivo di estendere la copertura a tutta la regione. I toscani, così attenti a ciò che mangiano e consumano, sono sicura che accoglieranno il latte d’asina nel migliore dei modi”. Per Leonardo Marras “questo è un progetto che parte da lontano e che ho avuto la fortuna di seguire sin dall’inizio. Siamo stati in molti a crederci e nonostante la generale titubanza iniziale, che spesso accompagna progetti di recupero di razze in via d’estinzione, siamo riusciti a vincere a sfida di valorizzare la biodiversità nel territorio, rendendola utile a rispondere ad esigenze diffuse. La tenacia con cui il progetto è stato portato avanti ha prodotto un allevamento di grande efficienza, dando un senso pubblico a questa realtà. Il sistema di produzione è stato strutturato in modo tale da garantire la presenza costante del latte e adesso la Regione, insieme al comune di Scarlino e agli altro soggetti coinvolti sperimenterà un sistema di distribuzione che permetterà di renderlo accessibile a tutti i toscani”. “Sotto l’indirizzo programmatico della Regione – è intervento Giovanni Brajon – si è creato un gruppo di ricerca: Meyer, Università di Pisa, Istituto zooprofilattico. All’inizio siamo andati per gradi (e questo forse è stato il successo di questa sperimentazione) per capire come, attraverso la tecnologia, si potesse strutturare la produzione e al contempo salvaguardare la razza ‘miccio amiatino’. Doveva essere un allevamento con tutte le garanzie igienico-sanitarie per poter commercializzare il prodotto alimentare. Questo può essere un modello pilota da poter seguire a livello nazionale. Abbiamo ottenuto il riconoscimento dell’azienda sanitaria locale (questo latte ha particolari caratteristiche nutraceutiche e vogliamo che siano mantenute inalterate con la pastorizzazione). Oggi siamo entrati in produzione, ovviamente le sfide non sono finite: ogni lotto è monitorato costantemente, gli animali sono segui ti e curati. Adesso dobbiamo curare gli aspetti legati alla distribuzione. Né dobbiamo dimenticare che si tratta di un prodotto importante anche per la cosmesi per le sue proprietà”. Per Elio Massimo Novembre “l’allergia al latte vaccino è un problema che ci troviamo spesso ad affrontare, quasi il 2% dei bambini ne soffre. Dobbiamo trovare un latte sostitutivo e il latte d’asina è un latte animale che non ha caratteristiche in contrasto con il latte di mucca. Abbiamo visto che il 93% dei soggetti che hanno allergia al latte di mucca tollerano il latte di asina, abbiamo visto che a questi bambini il latte piace, il gusto dolce lo rende gradevole. E’ un latte ecologico, prodotto da animali che crescono in un posto meraviglioso. Quindi si verifica una importante integrazione tra la salvaguardia della specie e dell’ambiente e la produzione di un latte che aiuta i bambini malati. Credo non si possa chiedere di più”. La filiera del latte d’asina può rappresentare un punto di riferimento nel sistema sanitario regionale, in grado di fornire un alimento specifico e garantito da un punto di vista nutraceutico, nutrizionale e igienico-sanitario. Inoltre, facendo leva sulle sinergie già in essere nel gruppo del progetto, si vorrebbe inserire, per l’utilizzo in ambito sanitario regionale nella piena sostenibilità dei costi, la rete di distribuzione delle farmacie, opportunamente individuate e dislocate nel territorio in prossimità delle famiglie, conclude la Giunta.