Test sulla Stazione Spaziale: l’antigelo naturale non funziona nello spazio

Le biomolecole che impediscono al sangue degli organismi terrestri di congelare in acque gelide non funzionano allo stesso modo nello spazio

L’antigelo naturale contenuto negli organismi che vivono nelle acque dove le temperature precipitano sotto lo zero, non sembra funzionare nello spazio. Non in maniera analoga alla Terra, almeno.

Lo dimostra una ricerca, coordinata dalla Hokkaido University e dall’agenzia spaziale nipponica JAXA, pubblicata su Scientific Reports, rivista del gruppo Nature.

Dopo lo studio della crescita dei cristalli proteici, per lo sviluppo di nuovi farmaci, un altro esperimento condotto a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ha, infatti, permesso di analizzare la crescita dei cristalli di ghiaccio in condizioni di microgravità.

I test – spiega l’Agenzia Spaziale Italiana – sono stati effettuati all’interno del modulo sperimentale giapponese KIBO, tra novembre 2013 e giugno 2014, dall’astronauta Koichi Wakata, attraverso il kit Ice Crystal Cell 2. Si tratta di un apparato per misurare la velocità di crescita dei cristalli di ghiaccio nello spazio.

Contrariamente alle attese, nei campioni che contengono un antigelo naturale – una glicoproteina che impedisce, ad esempio, al sangue dei pesci di congelare sottozero – i cristalli di ghiaccio crescono più rapidamente. Da tre a cinque volte rispetto ai campioni di acqua pura.

“I risultati sono stati opposti a quelli che ci aspettavamo – spiega Ken Nagashima, uno degli autori -. Le glicoproteine, infatti, facilitano la crescita dei cristalli, anziché frenarla”.

Come si spiega allora l’effetto antigelo di queste molecole sulla Terra? “Il nostro studio – afferma Nagashima – dimostra che questo effetto negli organismi viventi non può essere spiegato dal solo ruolo delle glicoproteine. Per una migliore comprensione del fenomeno – conclude lo scienziato nipponico -, occorrerà effettuare ulteriori esperimenti, con nuovi materiali”.