Colapesce: il leggendario uomo-pesce dello Stretto di Messina

Colapesce: il leggendario uomo-pesce dello Stretto di Messina

Il bello e forte Colapesce è il leggendario uomo-pesce dello Stretto di Messina. Scopriamo la sua storia

Lo Stretto di Messina è una terra d’eroi, miti e affascinanti leggende, tra cui quella di Colapesce, l’uomo-pesce. Si narra che verso l’anno 1230 viveva a Messina un prodigioso pescatore, bello e forte, di nome Cola, talmente appassionato di mare da trascorrere intere giornate a nuotare e pescare, rinunciando persino a sposare Graziella, una fanciulla del posto, follemente innamorata di lui. Stanco, si stendeva sulle onde, riposando come se fosse adagiato un morbido tappeto di Persia.

Nel corso delle sue scorribande, ebbe modo di conoscere ninfe dagli occhi dolci e sinuose sirene ammaliatrici che lo vezzeggiavano col loro canto armonioso, guidandolo nei giardini di Corallo dove crescevano i più bei fiori di madreperla e persino nei loro palazzi iridescenti.

COLAPESCEA quei tempi era re di Sicilia Federico II, grande monarca della Casa sveva, cultore delle arti e delle scienze, egli stesso letterato umanista e poeta sensibilissimo. Il re, avendo avuto notizie delle strabilianti imprese di Cola, lo volle mettere alla prova, promettendogli grandi doni e la mano della principessa, sua figlia, qualora avesse superato difficili prove. Il re Federico, dal Palazzo Reale, gettò una prima volta, nel tratto di mare sottostante, una coppa d’oro, incitando Colapesce a ripescarla. Il valoroso pescatore, tuffandosi nelle profonde acque marine, riemerse, con grande abilità, riportando al re la coppa d’oro lanciata.

COLAPESCE 3Fu poi la volta della corona regale, anch’essa lanciata in mare e recuperata. Fu proprio in quell’occasione che il re venne informato dal ragazzo di ciò che aveva visto negli abissi. Colapesce, difatti, gli disse: “Maestà, tre sono le colonne su cui poggia la nostra isola: due sono intatte e forti, l’altra è vacillante, perché il fuoco la consuma, tra Catania e Messina”. Il sovrano volle sapere com’era fatto questo fuoco e pretese che il ragazzo gliene portasse un po’.  Cola rispose che non poteva portar il fuoco nelle mani.Ma il sovrano, non ancora contento, lo sfidò per la terza volta… una prova decisiva che avrebbe consentito a Colapesce di avere in premio la mano della figlia Costanza, gettando l’anello della fanciulla in acqua. A questo punto il racconto procede con diverse varianti. C’è chi racconta che Cola portò con sé un sacchetto di lenticchie, affermando che, qualora fossero tornate a galla, lui non sarebbe riemerso.

COLAPESCE 2C’è chi sostiene che dopo giorni di attesa, a galla si intravide una macchia di sangue; chi sostiene che la stessa Costanza di gettò in mare per seguire il suo amato, c’ è chi giura che Colapesce non sia morto ma che, giunto sul fondale marino, dopo essersi accorto che una delle tre colonne, quella settentrionale della Sicilia (colonna Peloro) fosse inclinata, rinunciando all’amore e alla ricchezza pur di sorreggerla, proteggendo la Sicilia dalla sua distruzione. C’è, infine, chi interpreta il significato dei tre oggetti lanciati: coppa (denaro), corona (potere) e anello (amore).Secondo la credenza popolare siciliana, quando avvengono le scosse telluriche dell’area dello Stretto di Messina si tratta di Colapesce che, stando di sorreggere la colonna sempre dallo stesso lato, se la sposta sull’altro lato della spalla. La leggenda ci riporta, forse, alla forte sismicità sismica della zona,  all’amore  incondizionato dei siciliani per il mare e alla dipendenza della  vita dall’acqua… non a caso l’acqua avvolge l’essere umano sin da quando nuota nel liquido amniotico.

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