Concordia, Schettino condannato: i concittadini sono dispiaciuti per lui, “non è giusto che a pagare sia solo lui”

Dispiaciuti per lui - un "amico" che finisce in carcere - ed un paese che si ritrova diviso tra colpevolisti (pochi) e innocentisti, perché "non è giusto che a pagare sia solo lui"

Dispiaciuti per lui – un “amico” che finisce in carcere – ed un paese che si ritrova diviso tra colpevolisti (pochi) e innocentisti, perché “non è giusto che a pagare sia solo lui”: così Meta di Sorrento accoglie la sentenza definitiva con cui Francesco Schettino è stato condannato a 16 anni di carcere. Nel mentre si diffonde la notizia che l’ex comandante si è costituito a Rebibbia, l’ex comandante aveva aspettato il verdetto fuori dal carcere romano.

Molti cittadini intervistati si sono rifiutati di parlare, altri hanno sussurrato che, in effetti, di errori Schettino ne aveva commessi. “Se fosse rimasto sulla nave e se avesse avuto un profilo più defilato non si sarebbe attirato tante ire“, ha detto un marittimo. Ma la difesa è pronta: “Lo sa cosa fa un comandante su una nave da crociera? Fa pubbliche relazioni. Non è lui che dirige la nave, ma una serie di altre persone. E la colpa non può essere stata solo sua”. Un pensiero condiviso da molti. Compresa una ex professoressa di Meta, Clara Di Falco, che si è detta molto dispiaciuta per la vicenda: “Sono una sua vicina di casa, mio marito è stato un suo insegnante all’Istituto Nautico di Piano di Sorrento, lo vedo sempre portare il cane a passeggio, e negli ultimi tempi l’ho visto più chiuso, più taciturno. Io gli ho dedicato una poesia, volete che ve la declami?”. E cosi’, a telecamere accese, sciorina le strofe dedicate a Schettino.

Al ‘Bar Antonietta’, sotto casa dei Schettino, spiegano che da un paio di giorni l’ex comandante non si vedeva in giro. “In genere la mattina scende a portare il cane a passeggio e si ferma da noi per un caffé. Sono due giorni che non lo abbiamo visto”. E in effetti in casa stamani si è appena affacciato il fratello Salvatore che a chi cerca di farlo parlare, chiamandolo al citofono, spiega: “cercate di capire, non è il caso. Non vogliamo parlare, scusate”. Terminano con la condanna definitiva, questi lunghi anni di attesa. Anni “tristi”, dice qualcuno, ma in cui non sono mancate le manifestazioni di solidarietà.

Il parroco Antonio Soldatini confida: “Nei giorni scorsi è venuta dalla Calabria un’anziana signora. Gli ha portato tanti regali. Ha detto che era rimasta commossa dalla sua storia e che aveva dispiacere per quanto stava succedendo”. E aggiunge: “È stata un’attesa triste quella di oggi. Sono dispiaciuto per lui, che resta sempre un amico, una persona perbene, sono dispiaciuto per la sua famiglia e per le famiglie che hanno perso un caro durante il tragico naufragio del 13 gennaio 2012. Sono fatalità, a volte la vita ci mette alla prova. Ma credo che le responsabilità non siano state solo le sue”. Il primo cittadino di Meta, Giuseppe Tito, è secco: “Cosa vuole che le dica? Come uomo dello Stato dico che le sentenze vanno rispettate. Come persona di una piccola comunità, come Meta, e come amico di tante persone e anche di Schettino, dico che umanamente mi dispiace. Non sarebbe dovuta accadere questa tragedia”.