Emergenza plastica nei mari: allarme Slow Fish per pesci

È la plastica l'inquinante che causa i maggiori danni nei mari, con i primi dati scientifici che fanno registrare conseguenze molto preoccupanti sugli intestini dei pesci che la ingeriscono e conseguenti ricadute sull'alimentazione

È la plastica l’inquinante che causa i maggiori danni nei mari, con i primi dati scientifici che fanno registrare conseguenze molto preoccupanti sugli intestini dei pesci che la ingeriscono e conseguenti ricadute sull’alimentazione. Sotto accusa soprattutto cosmetici, come shampoo, esfolianti facciali e per la pelle, dentifrici con microgranuli. A Slow Fish, in corso fino a domenica a Genova, alcuni esperti hanno fatto il punto sulla situazione. Il monitoraggio del fenomeno microplastiche è agli inizi, mentre si apre già la frontiera delle nanoplastiche ancora più difficili da studiare.

“In alcune zone del mondo si può arrivare a 100 kg di microplastiche in un solo km cubo di mare – ha spiegato Marco Faimalli del Cnr –. Il 35% dei pesci analizzati da una nostra ricerca conteneva microplastiche nel dotto intestinale. Quindi per l’alimentazione siamo al sicuro perché noi evisceriamo il pesce, togliendo l’intestino. Il problema per il futuro sono le incognite legate alle nanoplastiche”. Claudia Bolognesi, responsabile carcinogenesi ambientale ospedale San Martino di Genova, ha confermato che sul problema del potenziale assorbimento al momento risulta che le microplastiche “rimangono confinate nell’apparato gastroenterico dei pesci che funge da barriera, ma ci vogliono più studi a livello di assorbimento di tessuti”.

L’Efsa, agenzia europea, ha ricordato Bolognesi, ha analizzato la potenziale esposizione a contaminanti ambientali attraverso le microplastiche: “i mitili in Cina ne avevano quantità trascurabili”. Alberta Mandich dell’Università di Genova ha presentato dai scientifici che “in relazione agli effetti delle microplastiche in mare registrano conseguenze pesanti sulla salute dei pesci, che riportano alterazioni ad esempio con aumento delle esposizioni agli inquinanti chimici, mutazioni, interferenze a livello endocrino, modifiche su sviluppo embrionale e riproduzione, con minore capacita’ di attenzione nei confronti dei predatori.” Legambiente ha documentato l’ingestione della plastica nell’89% della fauna marina, con stima di un costo di 8 miliardi di dollari per anno e perdita di 622 milioni nel settore turistico. “Sarebbe da introdurre il fishing to litter, i “pescatori di plastica” – hanno detto i responsabili di Legambiente -. Importante agire sulla prevenzione per ridurre l’uso della plastica, incentivare i produttori/consumatori e aumentare la raccolta”.

Si punta ovviamente ad aumentare il riciclo della plastica. L’eurodeputato Renata Briano: “Sulle cosmesi stiamo spingendo la Commissione per convincere le industrie a farne meno uso. L’Europa si sta muovendo a livello legislativo con l’economia circolare per la gestione dei rifiuti, con una proposta di governance degli oceani per ridurre la plastica, con un’azione per chiedere che i pescatori che raccolgono le plastiche in mare non siano poi costretti a pagarsi i costi di smaltimento come accade ora. I pescatori sono vittime della plastica”.