Giro d’Italia 2017: viaggio nei territori del Sagrantino di Montefalco

Il Sagrantino di Montefalco è uno dei vini più apprezzati al mondo. Scopriamo i luoghi in cui si produce

Il Giro d’Italia si intreccia con le tradizioni più care agli italiani. Ne è un esempio l’attesissima 10°Tappa del Giro, la “Sagrantino Stage” del 16 maggio che percorrerà gran parte del territorio di produzione del Sagrantino per celebrare i 25 anni del DOCG Sagrantino di Montefalco, sottolineando le peculiarità enogastronomiche e storico/artistiche del territorio umbro. La tappa assume un valore ancora più importante in quanto legata ai luoghi di San Francesco, partendo da Foligno, città nella quale il Santo si è spogliato delle sue vesti da ricco, al Pian d’Arca, in cui parlava con gli uccelli, sino alla piazza comunale del pittoresco borgo di Montefalco, a pochi metrii dal complesso museale di San Francesco.

SAGRANTINO 1 Il Sagrantino di Montefalco è un vino rosso che ha reso famosa l’Umbria in tutto il mondo. La sua storia è avvolta nel mistero. I testi scritti sono rari, così come complicata risulta la ricerca di riferimenti precisi. Ci aiuta Plinio il Vecchio, ricordando un’uva pregiata, nominata Itriola, prodotta nei territori del municipio di Bevagna e nel Piceno. Da allora un lungo silenzio, fino all’anno Mille in cui, prima con una documentazione più rarefatta, poi, man mano, più precisa e dettagliata, viene sottolineata l’importanza economico-sociale della vite e del vino in tutta la zona. Si ipotizza che il Sagrantino non sia una varietà local bensì importata, forse da numerosi seguaci di San Francesco d’Assisi. Si narra che nel 1452, ai piedi di Montefalco, in una collinetta, a Camiano, si tenne il Capitolo Generale del Terzo Ordine Francescano che nasceva allora e si era staccato dal Conventuale di Assisi e che qui si era creata una comunità fondata da Angelo Calereno, i fraticelli di povera vita. Si racconta che in questo territorio arrivarono frati francescani, forse provenienti dall’Asia Minore, e monaci provenienti da ogni angolo del mondo allora conosciuto… niente di più facile per la diffusione di questo vitigno attraverso loro. Ma le ipotesi sono tante.Una, molto suggestiva, ha per protagonista il monastero di San Leonardo in cui, in epoca remota, vi era un ospedale molto conosciuto e abbastanza efficiente… un punto d’attrazione per molti pellegrini che andavano via portando con sé semi, piccoli bastoni, piccole piante e certamente anche barbatelle.

SAGRANTINO COPUn’interpretazione forse semplicistica fa derivare il nome dall’uso di questo vino dolce passito, com’era il Sagrantino tradizionale, durante la messa. Da qui il vino sacro o Sagrantino.Altre ipotesi, invece, lo vedono originario della Spagna e introdotto ad opera dei Saraceni. Indipendentemente dalla sua origine, esiste una ricca documentazione, conservata nell’Archivio Comunale di Montefalco, da cui si evince il forte legame della città umbra con la coltivazione della vite e con la produzione del vino.Uno dei più celebri documenti, risalente al XV secolo, periodo durante il quale la coltivazione della vite era già praticata all’interno delle mura urbiche, stabiliva: “Chiunque sarà trovato a portar le uve acerbe o mature e non havesse vigna propria o in affitto o a lavoreccio, sia punito come se fosse entrato in vigna di alcuno et havesse colto le uve”.Vigneti e uve venivano tutelati da apposite leggi che, ad esempio, ne vietavano l’estirpazione non autorizzata.

SAGRANTINO 2 Nel 1540 la data di inizio della vendemmia fu stabilita da apposita ordinanza comunale… evento mantenuto tutt’oggi vivo dalla Confraternita del Sagrantino che, in un prestabilito giorno di settembre, annuncia pubblicamente, in piazza, l’inizio della vendemmia. Nel 1899, in occasione dell’Esposizione Umbra che si svolse a Perugia, il Sagrantino di Montefalco ottenne un grande riconoscimento, utile al suo rilancio commerciale. Nel 1960 risultava quasi scomparso dai vigneti mentre nel decennio successivo, grazie ad asperimenti condotti da pochi ma tenaci produttori, dopo vari tentativi e infinita passione, dal vino tradizionale di Montefalco, da passito e dolce, si arrivò alla produzione di un vino secco, robusto e imponente; un’innovazione enologica che gli ha conferito una nuova veste, facendolo arrivare alla vetta dell’enologia mondiale.