Internet: ecco come hanno agito gli hacker, “serve un piano europeo per combattere gli attacchi informatici”

L'attacco hacker più grande della storia, al momento, coinvolge 99 Paesi

Hacker

Un piano europeo per combattere gli attacchi informatici. La sfida al cybercrime non si combatte da soli, ma investendo in denaro e cultura della sicurezza. Lo sostiene Mirko Gatto, amministratore delegato di Yarix, azienda di interesse nazionale per la cybersecurity e parte di Var Group, che all’Adnkronos svela le peculiarità dell’attacco hacker più grande della storia che, al momento, coinvolge 99 Paesi. L’attacco di tipo ransomware, tipologia di malware che blocca l’accesso a dati e informazioni chiedendo un riscatto per renderli di nuovo accessibili, mostra in questo caso due novità: “Chi ha agito ha usato un software americano trafugato alcuni mesi fa. In questo caso il virus non si è trasmesso aprendo una mail – come di solito avviene – ma ha attaccato i server che non erano stati aggiornati, approfittando di una ‘falla’ nella sicurezza“, spiega l’esperto. Agli utenti vittime del virus non resta che “ripristinare il backup dei dati, nel caso lo avessero a disposizione. Altrimenti restano due soluzioni: o ci si rassegna ad aver perso tutti i propri dati oppure si paga il riscatto” in bitcoin che con il passare delle ore è salito da 300 a 600 dollari. “In Italia – svela l’ad di Yarix – sono almeno il 30% le imprese che sono state ‘infettate’ e vittime di ‘riscatto’ negli ultimi due anni. Se consideriamo la percentuale di attacchi informatici in generale, invece, la percentuale sale di molto. Senza contare che le aziende sono restie a raccontare le proprie disavventure e non tutte denunciano“. La lotta al crimine informatico “si deve combattere a livello europeo, servono best practice da condividere e il nuovo regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr) che verrà applicato a partire dal 2018 va in questo senso“. L’anello debole “resta sempre l’uomo, la sua negligenza: in Italia siamo indietro rispetto al resto d’Europa in investimenti, ma c’è soprattutto un problema di cultura della sicurezza“, conclude Gatto.