Medicina: diabete di tipo 1, in arrivo in Italia il microinfusore “sostenibile”

In arrivo in Italia un microinfusore di insulina "economicamente sostenibile" per la terapia delle persone con diabete di tipo 1

In arrivo in Italia un microinfusore di insulina “economicamente sostenibile” per la terapia delle persone con diabete di tipo 1. Un dispositivo hi-tech, ma che promette al Servizio sanitario nazionale di “ottimizzare del 30-70% l’uso delle risorse”. Così gli esperti e l’azienda svizzera Ypsomed hanno presentato oggi a Milano Mylife* YpsoPump*, che dopo il lancio in Germania, Olanda, Regno Unito e Repubblica Ceca sarà a breve disponibile anche nella Penisola. Verrà illustrato alla comunità scientifica al XXI Congresso nazionale dell’Amd, Associazione medici diabetologi (Napoli, 17-20 maggio), e si propone di migliorare – fino a “triplicarlo” – l’accesso a una forma di terapia insulinica ancora poco diffusa in Italia e presente in modo disomogeneo nelle diverse regioni. “Rispetto alla modalità classica di somministrazione sottocutanea multi-iniettiva – spiega Paolo Pozzilli, ordinario di endocrinologia e malattie del metabolismo, direttore dell’Uoc di endocrinologia e diabetologia dell’università Campus Bio-Medico di Roma – la terapia intensiva con microinfusori continui di insulina (Csii) ha mostrato un miglior controllo glicometabolico in pazienti con diabete tipo 1 di lunga durata e una netta riduzione delle ipoglicemie”. Sui circa 300 mila italiani con diabete 1, attualmente sono “circa 12-14 mila” quelli trattati con microinfusore, pari al 4-5%. “Benché destinato ad aumentare – osserva lo specialista – il dato è ancora molto basso se confrontato con gli altri Paesi europei, dove la terapia con Csii è seguita dal 5 al 15% dei pazienti, mentre negli Usa la percentuale è vicina al 40%”. Il nuovo dispositivo viene descritto come “piccolo e discreto, leggero (83 grammi batterie incluse), essenziale, dotato di un touchscreen intuitivo con solo 7 icone e pratico da ricaricare, grazie alle cartucce di insulina pre-riempite”. Per Pozzilli “disporre di varie opzioni, dalle più sofisticate a quelle più essenziali, a costi sostenibili, consente al diabetologo di scegliere la soluzione più appropriata in funzione delle reali esigenze del paziente, e rappresenta un’ulteriore opportunità per ampliare l’accesso alla microinfusione”. Numerosi studi, ricordano gli esperti, indicano che “la terapia insulinica con microinfusore ha rivoluzionato negli ultimi decenni le cure, permettendo una maggiore flessibilità, un migliore controllo del profilo glicemico e una riduzione del rischio di complicanze, quali seri episodi di ipoglicemia, problemi cardiovascolari, neuropatie, retinopatie e amputazioni”. Tuttavia “il costo più elevato, il tempo necessario per la formazione del paziente e la mancanza di personale sono spesso fattori di ostacolo alla sua adozione”. “L’incremento della prevalenza e incidenza del diabete di tipo 1 e le recenti innovazioni in campo tecnologico costringono ad affrontare il tema della sostenibilità futura nella gestione della patologia – sottolinea Giorgio Lorenzo Colombo, docente di organizzazione aziendale all’università degli Studi di Pavia e direttore scientifico del Centro di ricerca S.a.v.e. Studi di Milano – Le ultime analisi indicano una spesa media annua a paziente fino a oltre 5 mila, considerando anche le complicanze che hanno un notevole impatto clinico ed economico. Solo un quarto circa dei pazienti, infatti, raggiunge gli obiettivi terapeutici. Nonostante l’infusione continua di insulina sia lo strumento d’elezione per ottenere un compenso metabolico ottimale, la sua diffusione nel nostro Paese è ancora ostacolata da evidenti problemi di budget”. “L’offerta attuale di soluzioni sempre più complesse, come i sistemi dotati di sensore integrato (Sap), si associa a un aumento significativo dei costi”, osserva infatti Colombo. “Molti diabetici, però – precisa – non necessiterebbero di sistemi di microinfusione tanto sofisticati. Se i prescrittori avessero a disposizione dispositivi di qualità, ma più essenziali, innovativi rispetto alla terapia multi-iniettiva, ma meno complessi e quindi meno costosi dei Sap, si potrebbe determinare un utilizzo più efficiente delle risorse e un ampliamento dell’accesso a cure costo-efficaci”. “Per una gestione più serena della sua patologia – evidenzia Albino Bottazzo, presidente dalle Fand, Associazione italiana diabetici – la persona diabetica ha fondamentalmente 3 desideri. In primo luogo vorrebbe che i trattamenti fossero più equi e uniformi in tutta Italia, con centri di riferimento cui potersi affidare e modalità di rimborso uguali a prescindere dalla regione di residenza. Le tecnologie per la microinfusione di insulina, inoltre, dovrebbero essere più facilmente accessibili per i pazienti ancora in terapia multi-iniettiva. Infine, il diabetico vuole condurre una vita normale, senza doversi occupare in modo intensivo della propria condizione, sentendosi ‘malato’. E’ quindi fondamentale che i device abbiano tra le loro caratteristiche la semplicità d’uso, oltre a costi compatibili con la situazione economica generale”. Il nuovo microinfusore viene descritto come “affidabile, comodo da utilizzare e di facile training”. E’ “l’unico interamente realizzato in Europa”, è “compatibile con numerosi glucometri” e “grazie al set di infusione ruotabile a 360° assicura una maggiore libertà di movimento”. Soprattutto, “potrebbe consentire di trattare con la microinfusione fino al triplo dei pazienti, rispetto ai sistemi ‘full-optionals’, sicuramente utili per gruppi selezionati di utenti”. “Dopo il lancio, 3 anni fa, della prima pompa-cerotto senza cateteri, oggi presentiamo un nuovo microinfusore che intende essere il nostro contributo per soddisfare le esigenze attuali dei servizi sanitari – dichiara Peter Georg Haag, amministratore delegato e direttore generale di Ypsomed Italia – Ci auguriamo che possa rappresentare un’ulteriore opzione nell’ottica di individuare il device più adatto a quei pazienti che, pur non necessitando di tutte le funzioni dei sistemi complessi, attendono di poter passare dalle iniezioni multiple giornaliere al sistema di infusione continua di insulina, per migliorare la propria qualità di vita”.