Medicina: problemi alle valvole cardiache per 800mila italiani con scompenso cardiaco

"Una delle novità più promettenti è il trattamento mininvasivo dello scompenso cardiaco"

L’80% degli italiani affetti da scompenso (circa 1 milione di cittadini) ha problemi alle valvole cardiache. Un disturbo che aumenta la mortalità e incrementa di otto volte la probabilità di ricovero, ma è spesso sotto diagnosticato: in un over 65 su due senza sintomi di cardiopatie si possono riscontrare problemi alle valvole e i disturbi non riconosciuti della mitrale sono tre volte più frequenti della stenosi della valvola aortica. Eppure risolvere un’insufficienza mitralica severa per via percutanea con una procedura mininvasiva è possibile: nonostante solo il 20% dei laboratori di emodinamica italiani sia attrezzato per farlo, con disuguaglianze di accesso tra le Regioni, questi interventi sono in continuo aumento, pur rimanendo solo un terzo di quelli necessari. Le indicazioni, i benefici e le prospettive della procedura transcatetere sono state ora raccolte nel ‘Latin Position Paper’, il primo documento di consenso dei Paesi europei latini, condiviso dalle Società di cardiologia interventistica italiana (Gise), spagnola (Shci) e portoghese (Apic) e presentato in occasione del congresso EuroPcr, che si conclude oggi a Parigi. “L’insufficienza mitralica è un fattore con un impatto molto consistente sulla mortalità e andrebbe perciò trattato – spiega Giuseppe Musumeci, presidente Gise – Nonostante ciò oggi un paziente su due non viene operato alla mitrale, per l’età o la presenza di altre patologie come l’insufficienza ventricolare sinistra o una broncopneumopatia cronica, e questo si associa a una prognosi peggiore e a un drastico calo nella qualità di vita“. “Molti di questi pazienti – osserva ancora Musumeci – potrebbero essere candidati a una procedura per via interventistica, meno invasiva rispetto a un intervento chirurgico: si stima che rispetto ai circa 1.000 interventi attuali ogni anno, siano almeno il triplo gli italiani che potrebbero essere sottoposti a procedure transcatetere per la mitrale, ma secondo altre ipotesi i possibili candidati sarebbero oltre 11 mila“. Stando agli esperti Gise l’utilizzo di queste tecniche ha un rapporto costo-beneficio favorevole perché, a fronte di una spesa immediata che può arrivare anche a 20 mila euro per intervento, si hanno risparmi successivi considerevoli: secondo le proiezioni per ogni anno di vita in più si risparmiano circa 8 mila euro a paziente e la sopravvivenza a 3 anni è quasi doppia rispetto alla terapia medica standard. “In Italia purtroppo – prosegue Musumeci – si assiste anche a una forte disparità nell’accesso ai trattamenti fra le diverse Regioni. Lombardia, Campania e Sicilia sono tra quelle più attive, in altre invece le procedure sono pochissime o addirittura pari a zero. Il risultato è una discriminazione nell’accesso alle cure in parte spiegabile con la modalità di gestione della spesa sanitaria, che ha tetti di spesa rigidi che non consentono di remunerare l’innovazione. Il risultato, paradossale, è che un intervento come il trattamento con MitraClip, una ‘graffetta’ che mantiene vicini i lembi sfiancati della mitrale, non viene erogato pur essendo maggiormente costo-efficace dell’attuale chirurgia o delle terapie mediche“. I dati ottenuti attraverso gli interventi percutanei mininvasivi sulle valvole stanno aprendo la strada a procedure transcatetere in altri settori della cardiologia. “Una delle novità più promettenti è il trattamento mininvasivo dello scompenso cardiaco – sottolinea Giuseppe Tarantini, responsabile della Cardiologia interventistica dell’Università di Padova e co-firmatario del Latin position paper – L’obiettivo è per esempio inserire piccole pompe ausiliarie, mini-cuori artificiali che possano fare da ponte a un eventuale trapianto o comunque vicariare almeno parte della funzione cardiaca per dare sollievo al sistema cardiovascolare in attesa di un recupero spontaneo dopo rivascolarizzazione coronarica“. “Inoltre – spiega ancora Tarantini – è possibile disporre di molte tecniche mini-invasive per la prevenzione del rischio di ictus associato alla fibrillazione atriale spesso presente in pazienti con scompenso cardiaco, nonché di tecnologie che consentono di monitorare in remoto il compenso del paziente gravemente cardiopatico a domicilio per capire quando i controlli medici diventano necessari e prevenire qualunque acuzia o peggioramento dello scompenso stesso. Si tratta di soluzioni che vengono messe in atto soprattutto nelle fasi acute di scompenso, ma che stanno offrendo buoni risultati e in futuro potranno essere appannaggio di un numero sempre più ampio di pazienti“.