Radiazioni cosmiche: l’impatto dell’uomo sul meteo spaziale

Un nuovo studio su Space Science Reviews analizza i risultati dei test nucleari ad alta quota realizzati da Stati Uniti e Unione Sovietica durante la guerra fredda, mostrando il possibile impatto dell’uomo sul meteo spaziale

L’attività umana ha il potere di influenzare il clima del cosmo. E la prova ci arriva dritta dritta da un capitolo di storia che risale a circa una settantina di anni fa: la guerra fredda.

Il meteo spaziale – che può causare cambiamenti al campomagnetico terrestre – è normalmente legato all’attività del Sole, ma la disponibilità di nuovi dati nucleari relativi agli anni ’50 e ’60 dimostrano che alcune perturbazioni alla magnetosfera potrebbero avere un’origine ‘artificiale’.

È quanto afferma un nuovo studio pubblicato su Space Science Reviews, che a partire da un esempio storico mostra come l’uomo possa effettivamente influenzare la meteorologiacosmica.

Ma andiamo con ordine. Il confronto tra Stati Uniti e Unione Sovietica iniziato nel secondo dopoguerra, che porta alla formazione di due blocchi contrapposti, determina anche una rivalità scientifico-militare senza precedenti.

Dal 1958 al 1962 – spiega l’Agenzia Spaziale Italiana – USA e URSS conducono una serie di esperimenti ad alta quota per testare le rispettive tecnologie nucleari. Uno degli esempi forse più eclatanti è l’operazione Starfish Prime, condotta dal governo degli Stati Uniti in collaborazione con la Commissione per l’Energia Atomica e l’Agenzia per il Supporto della Difesa Atomica: una bomba a idrogeno viene fatta esplodere sopra il Pacifico a ben 400 chilometri di altitudine, sviluppando una potenza di circa 1,45 megatoni.

I test nuclearisono stati proibiti a partire dal 1967 con l’Outer Space Treaty, ma gli effetti delle esplosioni ad alta quota statunitensi e sovietiche continuano a farsi sentire.

Il nuovo studio, coordinato dalla University of Michigan, analizza i dati disponibili sugli effetti delle detonazioni – in particolare quelle del fronte USA – e mostra che una delle conseguenze di maggiore portata è stata la propagazione nel cielo di una ‘palla di fuoco’ fatta di plasma, gas bollente e particelle elettricamente cariche.

Questo ha causato una serie di turbolenze geomagnetiche, che hanno distorto le linee del campo magnetico terrestre e indotto nuovi campi elettrici sulla superficie del pianeta.

Alcuni test hanno addirittura creato ‘cinture’ di radiazioni artificiali, un po’ come le naturali fasce di van Allen, che sono rimaste nella magnetosfera per settimane e a volte per anni.

Secondo gli autori dell’articolo, esiste inoltre una correlazione tra questi test nucleari e il mancato funzionamento di alcuni satelliti immediatamente dopo le esplosioni. Questo dato è particolarmente rilevante per la NASA, che sta mettendo a punto nuovi sistemi per proteggere i satelliti e gli astronauti dalle radiazioni cosmiche.

“I test nucleari – dice Phil Erickson dell’Haystack Observatory all’MIT e co-autore dell’articolo – sono un esempio estremo di effetti spaziali causati dall’uomo paragonabili a quelli generalmente determinati dal Sole. Se riusciamo a capire cosa è successo esattamente in questi eventi ‘umani’, possiamo più facilmente comprendere i fenomeni climatici naturali nella porzione di spazio più vicina a noi.”