Ricerca: l’era del robot chirurgo, nel 2020 investimento di 17,9 miliardi di dollari

"Il successo commerciale dei primi robot chirurgo ha ispirato nuovi dispositivi più piccoli, sicuri ed intelligenti"

Numeri in continua crescita per la chirurgica robotica, che confermano come questa branca dell’ingegneria “negli ultimi 25 anni si è evoluta da ricerca di nicchia ad area di maggior sviluppo nell’ambito dell’ingegneria medica, tanto che nel 2020 si prevede un investimento in questo campo di 17,9 miliardi di dollari, con un tasso annuo di crescita del 13%“. A dirlo è Guang-Zhong Yang, fondatore della rivista Science Robotics, e direttore e co-fondatore dell’Hamlyn Centre for Robotic Surgery presso l’Imperial College di Londra che è intervenuto all’annuale Giornata della ricerca dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, quest’anno dedicata a ‘Innovazione e tecnologia per la Salute umana’. Secondo Guang-Zhong Yang “il successo commerciale dei primi robot chirurgo ha ispirato nuovi dispositivi più piccoli, sicuri ed intelligenti, che puntano ad esplorare con sempre maggiore precisione il corpo umano per predire e prevenire le malattie. Ormai – osserva Yang – si progettano robot con braccia dal diametro di un capello, capaci di vedere dentro e sotto gli organi, in grado di esaminare cellule senza più bisogno di biopsie, in modo da ottenere diagnosi sempre più precoci. Il trend del futuro – sostiene infine Yang – è quello di robot in scala nanoscopica, specializzati su singole tipologie di intervento e che iniziano a prendere decisioni, magari reagendo ai comandi solo visivi del chirurgo, che però non potrà essere sostituito“. Anche “l’emergere di strumenti e tecnologie traslazionali rilevanti per l’analisi della variabilità della risposta dei pazienti ai farmaci sono una promessa per la medicina di precisione“, ha evidenziato Garret A. FitzGerald, professore di Medicina traslazionale presso la Perelman School of Medicine, Università della Pennsylvania (Usa) nonché Chief Scientific Advisor di Science Translational Medicine. “La sfida – ha affermato l’ospite internazionale intervenendo alla Giornata del Campus – sarà ora quella di garantire un equo accesso ai benefici di questi progressi all’interno dell’attuale modello di business dei farmaci“. “Un modello che – secondo FitzGerald, tra i massimi esperti nel campo delle sperimentazioni cliniche – spinge verso un più rapido superamento della fase preclinica e dello svolgimento della fase uno e della fase due di sperimentazione umana su numeri sempre più ristretti di pazienti, in modo da avvicinare i tempi della commercializzazione“. E questo, secondo lo scopritore dell’uso cardiologico dell’aspirinetta, rappresenta un problema, “tant’è che solo il 10% delle sperimentazioni in fase uno ha successo ed accede alla fase successiva. La troppa fretta mossa dal business – sottolinea – fa male alla ricerca“. Per FitzGerald, infine, anche il modello di determinazione dei prezzi va rivisto. Lo scienziato ha mostrato grafici con prezzi per terapie contro la fibrosi cistica da 750mila dollari, terapie antitumorali da decine di migliaia di dollari al mese. Quanto politico sia il criterio che determina il prezzo dei nuovi farmaci, per lo scienziato, lo dimostra il fatto che “il costo mensile medio delle nuove terapie anti tumorali è di 8.694 dollari negli Usa e di 2.587 dollari per gli stessi medicinali in Gran Bretagna“. Da qui “la necessità di adottare, da parte degli Stati, politiche di rimborso dei farmaci basate sui risultati“.