Terremoto, gli architetti d’Abruzzo: “Siamo in attesa del decreto sui Beni Culturali”

"Se la strada per la ricostruzione a L'Aquila è già segnata, quella che si è aperta con gli eventi sismici più recenti è tutta da tracciare. Siamo in attesa del decreto sui Beni culturali"

LaPresse/Manuel Romano

“Se la strada per la ricostruzione a L’Aquila è già segnata, quella che si è aperta con gli eventi sismici più recenti è tutta da tracciare. Siamo in attesa del decreto sui Beni culturali, che include anche i beni ecclesiastici di cui è ricco l’Abruzzo. Avremmo voluto parlarne con Errani, poiché si tratta di un provvedimento che sollecitiamo con forza e nell’ambito del quale vorremmo fornire il nostro contributo”. Lo ha detto Fernando Cipriani, consigliere dell’Ordine degli Architetti di Pescara, illustrando l’iniziativa ‘Beni culturali scenari della ricostruzione’, svoltasi all’Urban Center di Pescara, nell’ambito della terza edizione del Premio di Architettura Gaspare Masciarelli.

Tra gli ospiti della giornata era atteso proprio Vasco Errani, commissario straordinario del Governo per la ricostruzione nei territori dei comuni colpiti dal sisma del 24 agosto scorso, ma un impegno lo ha trattenuto a Roma. Presenti, Paolo Iannelli, soprintendente unico speciale per le zone dell’Italia Centrale colpite dal Terremoto, Giorgio Pezzi, direttore delegato della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo Archeologo, Andrea Rosario Staffa, funzionario della Soprintendenza Beni Archeologi Abruzzo, Andrea Armando Di Bonaventura, dell’ufficio Beni Culturali della Curia di Teramo-Atri, Alessandro Tomei, presidente del corso di laurea in Beni Culturali all’Università d’Annunzio di Chieti-Pescara, Claudio Varagnoli, del dipartimento di Architettura dell’Università d’Annunzio.

A partire da oggi attiviamo un osservatorio sulla ricostruzione post-sisma in Abruzzo, affinché questo percorso si sviluppi a partire dal tema dei beni culturali come elemento di ricucitura sociale oltre che materica – ha proseguito Cipriani – inoltre lanciamo il progetto ‘adotta un bene culturale’, che si rivolge ai tecnici che vorranno curare un bene assegnatogli da una Soprintendenza, compatibilmente con i requisiti professionali che permetteranno la loro iscrizione in un’ apposita white list”.