Vaccini, giurista: obbligatori a scuole per la forza del diritto alla salute

"La salute dell'individuo, assicurata dalla vaccinazione pediatrica, è interesse anche della società"

Tutelare comunque il diritto all’istruzione dei bambini sanzionando i genitori che non li vaccinano, o rendere indispensabili le vaccinazioni per accedere alla scuola dell’obbligo, dando quindi più ‘peso’ al diritto alla salute dei singoli e della collettività? Nel dibattito innescato dall’annuncio del ministro della Salute Beatrice Lorenzin di un decreto ad hoc, e dalle successive dichiarazioni, tra gli altri, del ministro all’Istruzione, Università e Ricerca Valeria Fedeli, interviene il giurista Sabino Cassese sul ‘Corriere della Sera’. “I due diritti che vengono invocati, quello alla Salute e quello all’Istruzione, hanno una diversa portata – scrive – Il primo riguarda la vita stessa della persona, e prevale sul secondo”. “Il diritto all’Istruzione è garantito dalla Costituzione all’individuo, mentre, per l’altro, la Costituzione dispone che ‘la Repubblica tutela la Salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività’. Dunque, la Salute dell’individuo, assicurata dalla vaccinazione pediatrica, è interesse anche della società”. Ma come mai il conflitto è tanto acceso fra i favorevoli e i contrari a questa misura? “Un quarto di secolo fa – ricorda Cassese – un noto economista previde che dopo un quindicennio si sarebbe ripetuta una crisi economica mondiale (cosa che è accaduta). Spiegò che non sarebbe stata prodotta da eventi straordinari, ma solo dal passaggio del tempo, che fa dimenticare alle società i guai precedenti. La vicenda della vaccinazione obbligatoria si presenta nello stesso modo: stanno uscendo di scena le persone che ricordano quanti compagni di scuola erano poliomielitici o portavano sul volto i segni del vaiolo”. “Il conflitto che oppone favorevoli e contrari si presenta, in Italia, nei seguenti termini. Vi è chi ritiene che l’obbligo debba essere prescritto, ma non possa limitare l’accesso alle scuole. Si dice, a difesa di questa posizione, che la iscrizione scolastica non deve essere condizionata da motivi di carattere sanitario. Vi è chi, invece, ritiene necessario l’obbligo di vaccinazione pediatrica, come condizione per l’iscrizione alle scuole, perché solo in tal modo si può assicurarne l’effettivo rispetto. I primi sono mossi da motivi di principio, ideologici, religiosi, di fiducia nelle cosiddette medicine alternative. I secondi dalla preoccupazione per il diffondersi di epidemie”. Il conflitto “risale a vent’anni fa, quando, per l’attenuarsi dei pericoli di diffusione di epidemie, la mancata ottemperanza all’obbligo di vaccinazione, che dal 1967 comportava che non ci si potesse iscrivere a scuola, fu privata di questa ‘sanzione’. Oggi, mutata la situazione, a causa dell’aumento di alcune malattie infettive, le autorità preposte alla tutela della Salute propongono di ristabilire il principio che i giovani non vaccinati non possano essere ammessi a scuola (fermo rimanendo l’esonero individuale per accertati motivi di ordine medico che sconsigliano la vaccinazione). Chi ha ragione – si chiede Cassese – coloro che vogliono ‘liberalizzare’ o quelli che vogliono, invece, condizionare l’iscrizione alle scuole all’adempimento dell’obbligo? Tutti gli argomenti di diritto e di buon senso militano a favore di questa seconda tesi”. “Innanzitutto – spiega – la tutela della Salute costituisce un impegno globale, tanto è vero che l’azione principale dell’Organizzazione mondiale della sanità riguarda essenzialmente l’eradicazione di malattie diffusive, mediante vaccinazioni. Ogni anno un miliardo e mezzo di persone varca le frontiere in aereo. Se tutti gli Stati non contribuiscono a evitare le epidemie, seguendo i criteri dettati dall’Organizzazione mondiale, facciamo un danno a noi stessi e all’umanità. In secondo luogo, i due diritti che vengono invocati, quello alla Salute e quello all’Istruzione, hanno una diversa portata. Il primo riguarda la vita stessa della persona, e prevale sul secondo”. Non solo. “La Repubblica si è dotata di due istituzioni composte di persone competenti, il Consiglio superiore di sanità, e l’Istituto superiore di Sanità, per ascoltarne la voce, perché la materia della salute è troppo importante per essere lasciata nelle mani di chi non se ne intende, o è prigioniero di pregiudizi. Se il Consiglio e l’Istituto segnalano una diffusione straordinaria di casi di malattie infettive, non seguirne le indicazioni è suicida, così come lo sono stati i governi che non hanno ascoltato le sagge riflessioni dell’economista che aveva presagito il ripetersi, all’inizio del nuovo millennio, della tragica esperienza del 1929-1933”, conclude.