Astronomia, stelle e fasi evolutive: la nebulosa IC 418 sotto la lente di Hubble

La nebulosa IC 418 planetaria immortalata dal telescopio spaziale, che ne rivelato anche la complessa struttura

Photo Credit: NASA and The Hubble Heritage Team (STScI/AURA)

Si trova a circa 2000 anni luce di distanza dalla Terra, verso la costellazione della Lepre, e risplende come una pietra preziosa dalla superficie sfaccettata: è questo il look della nebulosa planetaria classificata con il nome in codice di IC 418, ma nota anche come ‘Nebulosa Spirografo’ per gli intrecci al suo interno che ricordano i cerchi e le curve tracciati con lo spirografo, uno strumento da disegno.

L’oggetto celeste – spiega l’Agenzia Spaziale Italiana – è stato protagonista di una ‘seduta fotografica’ del telescopio spaziale Hubble, che ha realizzato l’immagine con diversi filtri e ne ha messo in rilievo la complicata struttura interna, un elemento di cui gli studiosi non conoscono ancora l’origine.

La condizione di nebulosa planetaria, in cui si trova IC 418, rappresenta la fase finale nell’evoluzione di una stella con caratteristiche simili a quelle del nostro Sole. Al centro della nebulosa, si nota l’astro che le ha dato origine poche migliaia di anni fa: si trattava di una gigante rossa che ha iniziato ad espellere i suoi strati più esterni verso lo spazio, formando la nube il cui attuale diametro è di circa 0,1 anni luce.

Il ‘cuore’ della nebulosa è il nucleo ancora caldo dell’antica gigante rossa, da cui si diffonde una radiazione ultravioletta che rende fluorescente il gas circostante. Nelle prossime migliaia di anni, la nebulosa si disperderà lentamente nelle profondità dello spazio, mentre la stella si raffredderà, affievolendosi e raggiungendo la condizione di nana bianca.

I colori del ‘ritratto’ di IC 418 si devono ai filtri utilizzati per evidenziare i vari elementi chimici presenti nell’oggetto celeste: in rosso, le emissioni di azoto ionizzato (il gas più freddo, localizzato lontano dalla stella centrale), in verde, l’idrogeno, e, infine, in blu le emissioni di ossigeno ionizzato (il gas più caldo, al centro, vicino al nucleo della stella).

La sigla IC che, combinata a numeri, identifica numerosi oggetti celesti è l’acronimo dell’Index Catalogue, supplemento al monumentale New General Catalogue of Nebulae and Star Cluster (NGC), pubblicato nel 1888 all’astronomo danese Johann Dreyer.

Anche l’Index Catalogue si deve a Dreyer ed è articolato in due parti: la prima, edita nel 1895, contiene un’aggiunta di 1.529 tra ammassi stellari, nebulose e galassie, mentre la seconda, risalente al 1908, ha arricchito la lista di ulteriori 3.857 oggetti celesti.

Hubble, lo storico telescopio NASA-ESA, nel 2015 ha superato il traguardo del quarto di secolo ‘a spasso’ nel cosmo e continua a lavorare a pieno ritmo: lanciato il 24 aprile 1990 con lo Shuttle Discovery, sarà operativo ancora fino al 30 giugno 2021.