Brexit, oggi negoziati: Londra in bilico tra uscita ‘hard’ o ‘soft’

Londra sceglierà la strada della 'hard Brexit' o della 'soft Brexit'?

Londra sceglierà la strada della ‘hard Brexit‘ o della ‘soft Brexit‘? La domanda aleggia con insistenza nel Regno Unito e nell’Unione europea in vista dei colloqui sull’uscita dal blocco che si aprono oggi con Bruxelles, soprattutto dopo che la premier conservatrice Theresa May ha incassato un duro colpo alle elezioni anticipate dell’8 giugno, indette per rafforzare il proprio mandato. Tutto è cominciato il 23 giugno 2016, quando oltre il 51% dei britannici nel referendum sulla Brexit ha votato a favore del ‘divorzio’ e circa il 28% per restare, con un’affluenza del 72%. La premier conservatrice, succeduta a David Cameron che si è dimesso proprio per la vittoria del fronte del ‘sì’, ha portato il Paese ad attivare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona, avviando formalmente l’iter per l’uscita. Questa è prevista il 29 marzo 2019. May ha detto più volte che avrebbe preferito di portare il Regno Unito fuori dal blocco senza un accordo, piuttosto che con un “cattivo accordo”. Ma vista l’incertezza della situazione politica nell’isola, con le trattative con il Dup nordirlandese che ancora non si sono chiuse e l’indebolimento della premier, dopo le elezioni, gli attacchi terroristici e l’incendio della Grenfell Tower a North Kensington, Londra, che ha provocato decine di morti, non è chiara quale sarà la strada che il governo britannico sceglierà oggi.

brexit (1)HARD BREXIT – La linea della Brexit dura, la ‘hard Brexit’, prevede il rifiuto di scendere a patti su questioni come la libera circolazione delle persone, il mercato unico, l’unione doganale. I sostenitori di questa linea, tra cui la premier May, ritengono che restare nel mercato unito vorrebbe dire “essere metà dentro e metà fuori” all’Ue, senza però esserne membro. Una Brexit ‘hard’ prevederebbe quindi che il Regno Unito uscisse del tutto dagli accordi commerciali per poter stringere nuovi patti con altre nazioni nel mondo. La rottura dei legami con Bruxelles permetterebbe a Londra di negoziare singolarmente nuovi accordi con Paesi come Stati Uniti, Cina, India. Questo però potrebbe anche dire che i servizi e le imprese britanniche non saranno più in grado di operare liberamente in tutto il blocco europeo, come invece accade ora. Nel dettaglio, le aziende potrebbero aver bisogno di aprire nuove sedi in Paesi membri dell’Europa per poter continuare a lavorare, mentre alcuni produttori e agricoltori potrebbero affrontare un aumento dei prezzi sui prodotti che intendono vendere in Ue.

brexitSOFT BREXIT – I politici che hanno sostenuto la permanenza nell’Ue nel referendum del giugno 2016 chiedono da tempo un’uscita ‘soft’ e la stessa May, dopo aver perso la maggioranza assoluta in Parlamento nelle elezioni di giovedì 8 giugno, sta riconsiderando l’opzione. In questo caso, il Regno Unito manterrebbe alcuni legami con l’Unione, soprattutto per quanto riguarda gli accordi commerciali e la libera circolazione dei cittadini per motivi di lavoro in tutti gli Stati membri. Londra ha fatto sapere negli ultimi giorni che i diritti dei cittadini comunitari che vivono nel Regno Unito saranno prioritari quando inizieranno i negoziati per la Brexit il 19 giugno. Con una Brexit ‘soft’, Londra rimarrebbe nell’unione doganale dell’Ue, cioè le esportazioni non sarebbero soggette a controlli alle frontiere. Altri paesi, come la Norvegia, l’Islanda e il Liechtenstein, non sono membri dell’Ue ma hanno ugualmente accesso al mercato unico facendo parte dell’area economica europea. In cambio, questi paesi devono effettuare pagamenti all’Ue e accettare le cosiddette ‘quattro libertà’ fondamentali: libera circolazione di persone, beni, capitali e servizi.È probabile che se il Regno Unito spingesse per una ‘Brexit Soft’, Bruxelles insisterà perché Londra accetti le ‘quattro libertà’. Secondo i fautori di questa opzione, il mantenimento di legami forti tra Regno Unito e Unione Europea è una questione di interesse nazionale, ma le voci anti-europeiste sostengono che così non verrebbe rispettato il referendum.