Finita l’era delle centrali nucleari, l’esperto: “Il futuro? Sarà nei piccoli reattori”

L'era delle grandi centrali atomiche è finita e il futuro sarà dei piccoli reattori: lo afferma in un colloquio con Askanews un esperto di mercato del nucleare, Yevgenij Rusak

LaPresse/Reuters

L’era delle grandi centrali atomiche è finita e il futuro sarà dei piccoli reattori. Lo afferma in un colloquio con Askanews un esperto di mercato del nucleare, con un passato nella società statale russa Rosatom, Yevgenij Rusak nel giorno di apertura di Atomexpo a Mosca, la più grande piattaforma internazionale per discutere l’attuale situazione dell’industria nucleare e modellarne il suo ulteriore sviluppo. Quest’anno l’argomento principale del forum è la tecnologia nucleare: sicurezza, ecologia, stabilità.

“L’energia atomica – dice Rusak – come l’abbiamo conosciuta sta finendo e lo hanno capito bene gli specialisti già da qualche anno. Il mercato è piccolo e ci sono principalmente tre player: l’americana Westinghouse Electric Company, la multinazionale francese Areva (ex Cogema) e la russa Rosatom. In sostanza loro controllano tutto il mercato dell’energia atomica. Ci sono poi altri player, più nel ruolo di fornitori, che si occupano delle infrastrutture: come Rolls-Royce che fornisce le turbine per le centrali atomiche. Praticamente per tutti. E poi c’è la parte del mercato dell’uranio, ma anche qui i ruoli sono già ben divisi: ci sono partecipazione russe in Usa e viceversa”.

Già 10 anni fa era diventato chiaro che le grosse commesse e i maxi progetti stavano per finire. “Costruire una grossa centrale nucleare prima era considerata la soluzione migliore: più grande era, meglio era“, aggiunge l’esperto. “Si poteva fornire una quantità enorme di energia sul mercato. Energia più pulita di quello che si possa pensare, poiché, comunque la si voglia mettere, l’uranio è presente in natura. E in sostanza non ci sono emissioni“. Il tutto nonostante le catastrofi nucleari siano passate alla storia. In realtà di tutte le catastrofi, l’unica a rappresentare ancora oggi una minaccia è Fukushima, in Giappone, secondo Rusak. “L’incidente di Three Mile Island, ad esempio, è stato una situazione che poteva trasformarsi in una catastrofe, ma non lo è stata”.

Risale al 1979. Fu un parziale meltdown nucleare avvenuto nella centrale in Pennsylvania. Fu il più grave incidente nucleare avvenuto negli Stati Uniti, ma portò in realtà solo al rilascio di piccole quantità di gas radioattivi e di iodio radioattivo nell’ambiente. Ben peggiori potevano essere in Europa le conseguenze di Chernobyl: il sito attualmente è sotto controllo, benchè nella memoria comune il disastro è forse il più grande e nella storia resta uno dei due incidenti classificati come catastrofici con il livello 7.

Quello che invece lascia perplessi è Fukushima. Nessuno ne parla. Anzi mi è capitato di sentire persino che i “giapponesi sono riusciti a cavarsela in fretta” ma non è così. Anzi peggio. “La situazione è ancora di attesa. Il rettore incandescente viene raffreddato ad acqua. E non serve grande scienza per capire cosa sta succedendo: una Wikipedia qualsiasi ci può raccontare che per estrarre il combustibile nucleare servono 25 anni, e ne servono ancora almeno 8 per capire cosa fare”. Fukushima è insomma ancora in sospeso e ha contribuito alla svolta. La tragedia ha avuto un enorme riflesso sul mercato. “La Germania ad esempio ha annunciato allora l’embargo atomico e la Siemens smise di produrre infrastrutture per il nucleare civile. Tutti si presero una pausa. Oggi è chiaro che nessuno può più produrre reattori così grandi”. Non solo e non tento per la tragedia di Fukushima e le sue conseguenze, ma quanto perché “non c’è più un posto dove costruire reattori di questa portata. I grossi Paesi che hanno bisogno di grosse forniture, o hanno già centrali, o la costruzione di centrali si sta per concludere. Che siano gli Usa o la Cina”.