Matrix è tra Noi

Scenari Tecnologici. Matrix, la fantascienza e la società contemporanea, recensione

A cura di R. Guerra – Per Avanguardia 21, Scenari Tecnologici. Matrix, la fantascienza e la società contemporanea, un nuovo per così dire aggiornamento sul dibattito costante da diversi anni e a più livelli su Matrix, dopo – almeno nominalmente-  il grande film cult dei Fratelli polacchi WachowskiMatrix, Neo,  le AI dominatrici e Robot supertransformers e tutti i protagonisti sono già diventati archetipi ineludibili della società cibernetica, avviata, secondo alcuni futurologi o scrittori di fantascienza (da R. Kurzweil a R. J. Sawyer) verso il buco nero del non ritorno cosiddetto Singolarità Tecnologica. O una nuova ottimistica  tappa darwiniana della specie umana.

In questo saggio esplorazione a più voci, tra accademici creativi, semiotici, ricercatori digitali e scrittori futuristi, l’analisi è multitasking letteralmente e trasversalmente.

Matrix è il Big Data più o meno invisibile, ammaliante/inquietante, alla base delle modernissime strategie di marketing economico e sociale e pubblicitario, secondo Marco Teti (“Strategie di marketing e narrazione transmediale in Matrix”) .  Matrix è il demone ambivalente dei grandi scrittori di fantascienza secondo  Rossella Catanese (“The Matrix e il Cyberpunk”) e nelle sue anche implicazioni conoscitive e filosofiche in Mario Tirino (“La galassia in una pupilla. Sociologia del tempo in Contact”); Matrix è  già tra noi,   provocatoriamente secondo  Roberto Guerra (chi scrive), in un contributo alineare “The Man Machine” , quasi una poetica di Matrix…,  dal Multivac di un certo Isaac Asimov. O addirittura, Matrix siamo Noi (o quasi) nel testo straordinariamente complesso e scorrevole di Antonio Saccoccio più focalizzato sul non detto delle grandi narrazioni avveniriste distopiche e effetti culturali in “Matrix reconstructed: note sintetiche sull’ambiguo rapporto tra uomo e macchina nella fantascienza distopica degli ultimi due decenni”.

Oppure come nella sinossi incipit presentazione:

“Questo non è un volume che parla di Matrix. È un volume che parte da Matrix. Il cult movie dei fratelli (ora sorelle) Wachowski costituisce lo spunto iniziale, l’input primario per un discorso a 360° sulla fantascienza contemporanea. Ecco allora che i saggi che compongono il volume non affrontano solo la trilogia di Matrix, ma si soffermano su un’ampia produzione filmica (Strange Days, The Truman Show, Contact, The Congress,2001:A Space Odyssey, The Thing etc.), alcuni romanzi di fantascienza (La matrice spezzata, Neuromante), serie animate (Animatrix), serie televisive (Black Mirror,Westworld), fumetti (Transmetropolitan, Razzi amari)”.

In breve: pur nei fatti un saggio anche di fantascienza critica o futurologia scientifica, la cifra complessiva  trascende come raramente certa  parallele analisi spesso cristallizzate ancora sull shock del futuro e paradigmi riduzionistici, ancora paleoumanistiche sull’evoluzione scientifica e sociale, sulle computer science come avanguardia scientifica, sulla scienza contemporanea stessa sempre in progress come non mai, anche in certa decadenza liquida attuale.

Matrix esemplifica il ciberspazio  come significante biosociale dell’umana natura stessa, secondo certa cibernetica o transumanesimo radicali e antropologici: il Virtuale può essere benissimo più Reale del Reale, la dialettica Homme Machine, da Lamettrie almeno in poi  nei suoi orizzonti biofili o meno,  non dipende granchè da scienziati e scrittori o artisti visionari, ma soprattutto dallo stato delle cose  sociopolitiche ed economiche strette. Lo iato contemporaneo è flagrante e malattia del tempo. La scienza e il suo immaginario scientifico le ricette probabili e possibili.

Poco importa se poi nel 3000 magari si scoprirà come sottinteso anche nel film o come teorizzano tra il serio e il faceto ciberpensatori o scienziati  come Bostrom (ma anche un poco il compianto Minsky) che Matrix è persino letterale, il nostro universo o almeno la vita sulla Terra, già dalle origini un grande gioco virtuale di Super Computer Dei; o nelle visioni semifolli di eccentrici un Matrix più  o meno alieno celato nel simbolismo dei grandi testi delle religioni. O se il vero umanesimo, paradossalmente, sarà  realtà planetaria e spaziale proprio grazie a AI o Robot futuri superintelligenti e supercoscienti e – ritornando ad Asimov– amici dell’umanità:

“…Multivac non viene mai descritto dettagliatamente. Di sicuro si sa solo che è enorme (chilometri e chilometri di circuiti e valvole, a volte è grande quanto tutta la Terra), e per farlo funzionare, ci vogliono diversi operatori che lo assistano, se non addirittura, poche persone selezionate fra miliardi e miliardi, proprio per quello speciale lavoro. A Multivac però mancano corpo e arti, e quindi è capace di interagire con gli esseri umani solo con altoparlanti, fogli stampati, carte forate, contatti telepatici o anche attraverso suoi robot di servizio. Si trova sottoterra in laboratori di ricerca governativi (di solito di Washington) molto avanzati, altrimenti è distribuito superficialmente su tutta la crosta terrestre. Possiede una mente simile a quella dei robot positronici tipici di Asimov, e come essi, i racconti in cui compare spesso si basano su problemi logico/deduttivi, che il personale al suo servizio deve cercare di risolvere, se vuole farlo funzionare a dovere. A volte non presenta alcuna personalità, una macchina fredda al servizio dei suoi creatori, altre invece è molto emotivo, ed esprime gli stessi desideri che potrebbe avere un qualsiasi essere umano (amore, depressione, offesa). Proprio per questo, a lui ci si riferisce semplicemente come “Multivac”, e non come “il Multivac”, per sottolineare proprio il fatto che ormai è un essere vivente a tutti gli effetti, dotato addirittura di una coscienza propria…”.  (*Wikipedia)