Ricerca: etica e intelligenza artificiale, 3 principi guida per l’innovazione

"L'innovazione sta viaggiando a velocità incredibile, e molte implicazioni dell'intelligenza artificiale (Ai) oggi non sono note"

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Oltre agli evidenti benefici dal punto di vista medico, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale pone interrogativi etici che riguardano il suo impiego. “L’innovazione sta viaggiando a velocità incredibile, e molte implicazioni dell’intelligenza artificiale (Ai) oggi non sono note – evidenzia all’Adnkronos Salute Alessandra Santacroce, Government and Regulators Affaire Executive Ibm – molte domande non hanno ancora risposta e, quindi, è importante accompagnare questo processo d’innovazione con responsabilità e soprattutto in un’ottica di confronto ed interazione con la società. Per questa ragione – prosegue Santacroce – Ibm ha lanciato a Davos lo scorso anno tre principi per l’implementazione dell’intelligenza artificiale a livello mondiale“. “Il primo riguarda la ‘finalità’, che è quella di aumentare le potenzialità dell’uomo, estendere il potenziale che sta nelle capacità, nell’expertise, nell’esperienza dei nostri interlocutori, che possono essere medici, cittadini, professionisti, aziende. Il secondo punto riguarda la ‘trasparenza’: Ibm è consapevole che, per accogliere appieno i benefici dell’A.I. è necessario avere la fiducia e la partecipazione delle persone, dei cittadini dell’ecosistema in cui lavoriamo, e per avere questa fiducia, questa partecipazione, abbiamo definitio alcuni piccoli, ma importanti, aspetti: ‘Dove sono i dati’? ‘Quali sono le fonti’? ‘Quali le metodologie che utilizziamo’? Lasciamo che, ovviamente, i risultati dell’A.I in termini di miglioramento dei processi di business e di soluzioni restino ai loro titolari, e lavoriamo insieme a loro per garantire il più alto livello di protezione dei dati stessi“. “Infine, il terzo principio riguarda gli skill, le competenze: l’A.I non è in sostituzione dell’uomo ma complementare, e insieme all’uomo può veramente produrre gli effetti positivi. Per questo, Ibm ha sempre posto l’attenzione verso la complementarietà di questi due mondi, e investe e si impegna per creare gli skill del futuro che, proprio in forza all’A.I, potranno offrire grandi opportunità di occupazione anche per i nostri giovani, che – sottolinea – dovranno essere preparati a gestire le sfide che le nuove tecnologie cognitive possono portare nel mercato del lavoro“. “A livello europeo – aggiunge Santacroce – si sta lavorando da tanto tempo per creare il cosidetto Digital Single Market, cioè un mercato digitale unico che favorisca la competitività dei Paesi e dell’Europa in generale. Il pacchetto è molto ampio e comprende diverse aree molto importanti per l’economia, tra le quali la sanità. Recentemente la direzione generale Connect dell’Ue ha anticipato che a settembre sarà creato un pacchetto ad hoc per quanto riguarda la sanità, che ha l’obiettivo di creare il Sistema sanitario europeo“. “Questo pacchetto – spiega – vede nella digitalizzazione della sanità il pilastro fondamentale e potrà, secondo le stime fatte a livello europeo, portare grandi risparmi in termini di risorse che potranno arrivare nei prossimi 50 anni: fino a 20 miliardi di risparmi di spesa pubblica. Questo significa sbloccare un grande potenziale, dare spazio a tutte le opportunità in termini di miglioramenti della qualità di vita dei pazienti, miglioramento delle possibilità di cura da parte del medico, ma anche di grande razionalizzazione del percorso assistenziale del paziente. A settembre il piano verrà declinato meglio, ma sicuramente il fascicolo sanitario elettronico giocherà un ruolo fondamentale anche per garantire la libera circolazione dei pazienti all’interno della Ue. Secondo la Dg Connect, l’Italia potrà beneficiare molto di questo percorso se saprà cogliere la sfida del digitale, proprio perché noi abbiamo un Sistema sanitario d’eccellenza con ampia e massima copertura assistenziale, e quindi il potenziale in termini di qualità e servizi ottimizzati sarà ingente“. “In Italia – conclude Santacroce – il percorso di digitalizzazione in sanità sta facendo progressi: un po’ a macchia di leopardo, non in maniera omogenea a livello nazionale, ma esistono tanti casi di eccellenza, tanti esempi positivi che ci auguriamo possano creare una sorta di contaminazione, per portare l’Italia a essere pronta alle sfide delle nuove tecnologie e ad essere Paese leader in ambito europeo“. (AdnKronos)