Scienziati: la lotta agli incendi passa dalla prevenzione

Emergenze come quella che sta vivendo il Portogallo in queste ore devono far riflettere anche l'Italia, dove "la gestione degli incendi deve cambiare" e basarsi "non più solo sull'estinzione dei roghi ma sulla loro prevenzione"

LaPresse/EFE

Emergenze come quella del Portogallo in queste ore devono far riflettere anche l’Italia, dove “la gestione degli incendi deve cambiare” e basarsi “non più solo sull’estinzione dei roghi ma sulla loro prevenzione”. Lo sostengono diversi scienziati che spiegano come “eventi meteorologici estremi come ondate di calore e siccità sono sempre più frequenti e rendono la vegetazione altamente infiammabile“, spiega all’ANSA Giorgio Vacchiano, attualmente ricercatore presso il Centro comune di ricerca della Commissione europea e membro del gruppo di lavoro sulla gestione degli incendi boschivi della Società italiana di selvicoltura ed ecologia forestale (Sisef).

Inoltre, aggiunge, “un tempo il territorio veniva coltivato. Oggi, a seguito dell’abbandono delle aree agricole, i boschi italiani si stanno espandendo spontaneamente di 30 mila ettari all’anno, dando origine a boschi ‘giovani’ particolarmente predisposti agli incendi”. La strategia di gestione centrata solo sull’estinzione dei roghi, “mantenendo in piedi una struttura antincendi capace di intervenire tempestivamente con mezzi numerosi su un territorio vasto”, per gli scienziati non basta, in quanto è “costosa“, sottolinea Vacchiano, “soprattutto negli anni in cui gli incendi sono pochi, e non sempre efficace in presenza di fenomeni estremi come quelli del Portogallo“.

“Quel che serve, al pari di altri fenomeni come terremoti o alluvioni, è anche prevenzione e pianificazione territoriale”. Ad esempio si possono “rendere i boschi meno suscettibili ai grandi incendi” con il “fuoco prescritto”. “E’ come se al camino si toglie la carta”, dice il ricercatore, “diventa più difficile accenderlo”. Analogamente un incendio che dovesse scoppiare in un’area trattata con il fuoco prescritto “troverà meno combustibile e avrà una minore intensità, riducendo il pericolo per l’ambiente, per le infrastrutture e per gli operatori”. Una tecnica “applicata con successo all’estero, dagli Usa all’Australia, e sperimentalmente in alcune regioni italiane (Toscana, Piemonte, Sardegna, Campania, Calabria) con ottimi risultati”.