Vaccini, ISS: dal 2013 trend in diminuzione per obbligatori e raccomandati

L'Oms raccomanda il 90% per tutti i vaccini, per garantire la cosiddetta 'immunità di gregge'

Il successo delle strategie vaccinali, che ha determinato la scomparsa quasi totale di alcune malattie e, quindi, la riduzione della percezione della pericolosità del contagio, ha agevolato il diffondersi di movimenti di opposizione alle vaccinazioni per motivi ideologici o religiosi. Di conseguenza, a partire dal 2013 (coorte del 2011), si è registrato un progressivo e inesorabile trend in diminuzione del ricorso alle vaccinazioni, sia obbligatorie che raccomandate, che ha determinato una copertura vaccinale al di sotto del 95%“. Lo ricorda l’Istituto superiore di sanità in un’analisi dell’impatto epidemiologico delle patologie per i quali il decreto ha reso obbligatorie le vaccinazioni, consegnata alla Commissione Sanità del Senato. Considerando che l’Oms raccomanda il 90% per tutti i vaccini, per garantire la cosiddetta ‘immunità di gregge’, “è necessario non scendere al di sotto del 95% per proteggere sia indirettamente coloro che, per motivi di Salute, non possono vaccinarsi, che i soggetti che non rispondono ai vaccini – si legge nelll’analisi dell’Iss – Anche i dati di copertura relativi al 2016 (coorte del 2014) mostrano questa tendenza sia a 24 che a 36 mesi, tranne per il morbillo, per cui si osserva un ripresa – riferisce – ma ben lontana dal raggiungimento del 95% necessario per il raggiungimento dell’eliminazione“. Un calo che ha riguardato sia le vaccinazioni obbligatorie (anti-difterica, anti-polio, anti-tetanica, anti-epatite B), che alcune di quelle raccomandate. Le uniche coperture che hanno mostrano un incremento del dato nazionale sono pneumococco e meningococco (nei due anni precedenti avevano registrato bassi valori in alcune Regioni e Pa). Anche i dati di copertura vaccinale per morbillo e rosolia sono passati dal 90,4% nel 2013 all’85,3% nel 2015 per poi osservare una lieve risalita nel 2016, “ma comunque lontani dal raggiungimento della copertura necessaria per eliminare il virus (95%). Un trend confermato anche dalle coperture vaccinali nazionali a 36 mesi (relative ai bambini nati nell’anno 2012 e 2013), che permettono di monitorare la quota di quei bambini, inadempienti alla rilevazione vaccinale dell’anno precedente, che sono stati recuperati“, precisa l’Iss.