Astronomia: la nube molecolare gigante W51, un eccellente “laboratorio” per studiare il processo di formazione stellare

Un’immagine del telescopio spaziale Chandra mostra la nube molecolare gigante W51, uno dei principali luoghi dell’Universo vicino alla Terra dove nascono nuove stelle

Credit: X-ray: NASA/CXC/PSU/L. Townsley et al; Infrared: NASA/JPL-Caltech

Le nubi molecolari giganti sono le culle cosmiche dove ha origine la maggior parte di stelle e pianeti.

Questi vasti addensamenti di materia interstellare, contenenti soprattutto idrogeno ed elio, arrivano fino a un milione di masse solari e a densità di diverse migliaia di particelle per centimetro cubo.

Dalla nostra prospettiva terrestre, una delle nubi molecolari giganti più vicine è il complesso W51, a 17.000 anni luce da noi, che costituisce un eccellente ‘laboratorio’ per studiare il processo di formazione stellare.

Ora – spiega l’Agenzia Spaziale Italiana – una nuova immagine di W51 arriva da Chandra, che mostra con un dettaglio senza precedenti la nursery stellare della nube.

In circa 20 ore di esposizione, il telescopio spaziale della NASA è riuscito a rilevare oltre 600 giovani stelle in grado di diffondere emissioni di raggi X raggiungendo temperature di milioni di gradi (in blu).

Il team di Chandra ha poi combinato l’immagine con i dati raccolti dal telescopio Spitzer, che mostra invece il gas più freddo (sfumature arancioni).

Una delle stelle più massicce osservate nella nube è una luminosissima fonte a raggi X circondata da alcune sorgenti più fioche, come si vede nel dettaglio a destra.

Questo suggerisce che le stelle più grandi si possano formare quasi in isolamento, accompagnate da poche stelle di massa inferiore, e non da centinaia di astri come ci si aspetterebbe invece nei tipici ammassi stellari.

Partito nel 1999 a bordo dello Space Shuttle Columbia, il telescopio spaziale Chandra è formato da quattro specchi, il che fornisce immagini di definizione almeno 25 volte maggiori dei precedenti telescopi a raggi X.

L’orbita di Chandra, che lo porta a 138.000 chilometri dalla Terra nel punto più lontano e a 9.600 chilometri nel punto più vicino, ha permesso in questi anni di raccogliere un’enorme quantità di dati, dalle supernove ai buchi neri, degli ammassi stellari alle galassie.