Battiston (ASI): bilancio positivo per lo Spazio italiano

Secondo Battistoni Il problema italiano è fare sistema e presentarsi in modo coerente all'estero

Da tre anni alla guida dell’Agenzia spaziale italiana, Roberto Battiston, ospite negli studi di askanews, traccia un bilancio positivo di questo periodo. “Sono stati anni importanti, perché negli ultimi anni l’attenzione del governo e del Parlamento per l’Agenzia spaziale italiana è stata molto alta con interventi di finanziamento che hanno riportato il bilancio di Asi a valori adeguati per il ruolo dell’Italia nello spazio, sia nel contesto dell’Esa sia a livello nazionale”. “Poi – prosegue – abbiamo avuto un’azione normativa con il disegno di legge sulla governance dello spazio italiano, passato al Senato e ora all’esame della Camera, che porta a istituzionalizzare la cabina di regia di Palazzo Chigi come comitato interministeriale (8 ministeri più il presidente dell’Asi e il presidente della Conferenza delle Regioni) che sotto la guida diretta del primo ministro, faranno la politica spaziale. Le grandi linee strategiche che poi permetteranno all’Asi di implementarle all’estero. Un altro intervento importante – aggiunge Battiston – è la legge Madia sull’autonomia degli enti di ricerca che ha permesso all’Asi un’autonomia assunzionale molto maggiore che nel passato, quindi anche per rinforzare gli effettivi”.

Riguardo ad avere una governance rinnovata e se questo possa rafforzare il nostro Paese a livello internazionale Roberto Battiston afferma: “Il problema italiano è fare sistema e presentarsi in modo coerente all’estero. La nostra filiera industriale è completa: va dal lanciatore, il Vega, fino ai satelliti, alle tlc in modo completo e variegato. La differenza è riuscire sui tavoli europei, sia alla Commissione europea che sta aumentando il suo ruolo in maniera importante, sia in Esa, ad avere il ruolo che l’Italia merita. In questo senso l’Italia ha dimostrato una capacità di innovazione molto forte. Il piano stralcio Space Economy, approvato dal Cipe un anno fa e adesso nella fase di implementazione in una collaborazione diretta tra Mise e Asi, riguarda proprio la capacità di aprire nuove forme di investimento copartecipate tra pubblico e privato. Complessivamente può orientare fino a 1 miliardo di euro, metà parte pubblica, l’altra metà privata. E questa – sottolinea – è riconosciuta a livello internazionale, una misura altamente innovativa che l’Italia ha messo in cantiere ben prima degli altri Stati”.

Riferendosi alla Space economy, Battiston afferma: “Partiamo per esempio – osserva il presidente dell’Asi – dall’entrata in borsa di Avio, che produce il Vega, che ha dimostrato di poter entrare in borsa vendendo missili per applicazioni civili, cosa che non era mai successa prima, a dimostrazione dell’interesse del mercato per questo settore. Abbiamo anche esperienze industriali importanti come la fornitura di Cygnus, i cargo per trasportare materiali sulla Iss che vengono costruiti e comprati in Italia, a Torino. E poi c’è tutta la grande questione dei dati spaziali generati da Copernicus, Cosmo-SkyMed, Galileo che stanno dando luogo ad applicazioni che cambiano la nostra vita. E su questo stiamo lavorando per far nascere l’economia del dato spaziale”.  “Quello dell’utilizzo delle risorse spaziali su altri pianeti, su asteroidi – osserva Battiston – è un tema interessante. Ci vorrà del tempo, perché sarà un’attività robotica: astronavi capaci di raggiungere autonomamente corpi remoti ed estrarre quello che non sarà sempre un materiale prezioso o raro. La trasformazione delle risorse spaziali può vuol dire anche creare benzina su Marte per poter tornare indietro, estrarre acqua da un asteroide (una volta scissa in idrogeno e ossigeno l’acqua è un combustibile perfetto per i lanciatori). E’ un tema interessante, ma non l’unico. Noi in Italia – conclude il numero dell’Asi – abbiamo fatto un grosso sforzo, ancora in corso, per lanciare le nuove tecnologie industriali per i piccoli satelliti di alta tecnologia. Cioè la possibilità di fare con meno di più. E’ un tema su cui secondo me cambierà lo spazio commerciale nei prossimi anni, ben prima dello space mining di cui si parla in Lussemburgo”.