Diabete e retinopatia: 1 su 3 rischia la cecità

La retinopatia diabetica colpisce 1 diabetico su 3 , ma oggi è possibile prevenirla

La retinopatia diabetica è in aumento e il 30% dei diabetici rischia la cecità. Oggi però prevenire la complicanza legata alla malattia è possibile. A dirlo sono le menti esperte che hanno partecipato al secondo Forum Nazionale sulla patologiaRetinopatia diabetica”, organizzato al Senato.

L’iniziativa è stata promossa dall’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità (Iarb Italia onlus) e dalla rivista di economia e politica sanitaria Public Health Policy, con il patrocinio del Senato della Repubblica, del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità.

Sensibilizzazione, diagnosi precoce e riabilitazione sono le tre parole chiave della nostra azione” ha spiegato Giuseppe Castronovo, presidente di Iapb Italia Onlus, “per ridurre il numero ancora oggi insostenibile dei pazienti diabetici colpiti da complicanze visive. Parliamo di circa il 30% dei pazienti”.

retinopatia-diabetica (1)Ancora oggi questa patologia viene perlopiù sottovalutata e si arriva a diagnosticare la malattia troppo tardivamente.

Come il diabete , anche la retinopatia diabetica, andrebbe individuata tempestivamente e  “Nel caso della retinopatia – sottolinea Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg)- occorre lavorare su una diagnosi precoce, dal momento che questa condizione è complessa e fatta di molti stadi, alcuni dei quali possono portare a una serie o una totale compromissione della vista”.

“Si dovrebbe partire dallo screening retinografico, che in futuro dovrebbe essere eseguibile già presso l’ambulatorio del medico di base, e poi refertato da un oculista, perché senza integrazione non si va da nessuna parte”.

Solo in Italia si contano addirittura  362 mila non vedenti e oltre un milione di ipovedenti a causa di questa patologia.

RETINOPATIA-DIABETICALa retinopatia diabetica non è correggibile né con gli occhiali né con interventi chirurgici”, spiega Simona Turco, oculista del Polo nazionale di servizi e ricerca per la prevenzione della cecità e riabilitazione visiva, presso il Policlinico Gemelli di Roma. “Per cui, nei pazienti ipovedenti più o meno gravi, si deve iniziare un percorso di riabilitazione visiva, che consiste nell’insegnare e addestrare il paziente a sfruttare al meglio quelle che sono le aree retiniche ancora funzionanti, con l’obiettivo principale di migliorare la qualità di vita, non solo attraverso il recupero di un migliore livello fisico, funzionale, cognitivo e psicologico, ma anche attraverso il ripristino delle relazioni sociali”.

La riabilitazione visiva viene fatta attraverso un percorso graduale e specifico: “È un percorso personalizzato, in base al habitus psicologico del paziente, le sue richieste, aspettative e la condizione visiva”, continua l’esperta.  “La presa in carico di queste persone deve essere globale – precisa Turco – con il susseguirsi di figure professionali come lo psicologo, oculista, ortottista, ottico, diabetologo, neurologo”.

La perdita della vista è vissuta dal paziente come la perdita di una parte di sé”, conclude l’esperta. “Tra diabete e depressione esiste un rapporto di bidirezionalità, in cui il paziente diventa così portatore di una triplice disabilità, ovvero diabete, retinopatia diabetica e depressione. La riabilitazione in questi pazienti, così complessi e fragili, diventa una vera e propria sfida”.