Emergenza incendi, i geologi: “C’è il rischio che i territori ora siano più impermeabili”

“La cenere è un materiale molto fine che va a saturare tutti i pori che esistono nel suolo e lo rendono impermeabile, quindi le acque superficiali scorrono molto velocemente"

LaPresse/Gerardo Cafaro

La cenere è un materiale molto fine che va a saturare tutti i pori che esistono nel suolo e lo rendono impermeabile, quindi le acque superficiali scorrono molto velocemente su questi terreni perché sono impermeabili e non riescono ad andare in profondità e ruscellando molto violentemente e velocemente sulla superfice tali acque possono prendere in carico materiali e creare enormi quantità di detriti che vanno a finire in valli e vallecole dando vita a colate detritiche e di fango come è successo di recente in Portogallo. Dunque grosso rischio e degrado per l’ambiente da un punto di vista geomorfologico perché si potrebbero innestare una serie di fenomeni franosi, di ruscellamento concentrato che potrebbero portare poi al dissesto idrogeologico diffuso”. Lo ha dichiarato Gilberto Pambianchi, Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana di Geografia Fisica e Geomorfolgia, intervenendo a numerose dirette televisive. Pambianchi ha sottolineato l’importanza della geomorfologia e di studi geomorfologici in quelle aree colpite dagli incendi.

Oggi sarebbero necessari studi geomorfologici su quei suoli colpiti dagli incendi per verificarne lo stato di salute. Amo dire che la geomorfologia è la geologia moderna, la geologia dinamica. Il geomorfologo si interessa dell’evoluzione della superfice terrestre – ha proseguito Pambianchi – sia sotto l’aspetto degli eventi naturali ma anche di quelli legati alle trasformazioni che l’uomo fa sulla superfice terrestre. La Geomorfologia è la geologia che sta a più stretto contatto con la gente, con l’uomo perché interessa frane, valanghe, alluvioni, erosioni fluviali e costiere, tutto quanto è legato con l’uomo e con l’economia. Investire sulla geomorfologia significa mettere al sicuro il territorio nazionale. Ecco perché stiamo per dare vita alla Nuova Carta Geomorfologica d’Italia”.