Ricerca: il mal di schiena di John Fitzgerald Kennedy, uno studio sui tormenti del Presidente

Il mal di schiena di John Fitzgerald Kennedy rimase un compagno costante di vita, dai suoi anni universitari fino alla morte

LaPresse

Sotto i riflettori la sua immagine appariva come quella di un giovane presidente rampante, forte, con sorriso e sguardo determinato. Eppure quando le luci della ribalta si spegnevano le sue sofferenze erano tali che gli scienziati si chiedono come abbia fatto a nascondere così bene al pubblico la sua condizione. Era soprattutto il mal di schiena la condanna di John Fitzgerald Kennedy. T. Glenn Pait e Justin T. Dowdy, autori di uno studio pubblicato sul ‘Journal of Neurosurgery: Spine’, ricostruiscono questo calvario nei minimi dettagli, esaminando le annotazioni scritte da vari medici che si sono occupati del caso e gli studi sulle immagini spinali ottenute in decenni di trattamenti. Esami che documentano una storia di debilitanti cambiamenti strutturali. ‘Camelot’, il termine usato per descrivere l’era Jfk dopo la sua morte – riflettono gli esperti – evoca un’immagine di vigore che trascende in qualche modo la verità: il 35° presidente degli Stati Uniti è stato invece tormentato da malattie e disagi fin da piccolo e aveva bisogno di farmaci forti per svolgere i suoi compiti da capo di Stato. L’elenco è lungo: la scarlattina, una malattia gastrointestinale di lunga data, la malattia di Addison, il dolore cronico alla schiena sono alcuni dei problemi medici che Jfk ha affrontato durante la sua breve vita. Il mal di schiena, in particolare, rimase un compagno costante di vita, dai suoi anni universitari fino alla morte. Gli autori analizzano anche gli altri problemi di Salute intermittenti e cronici di Kennedy, le relazioni con il disturbo spinale e i possibili effetti che la sua condizione di malattia potrebbe aver avuto sulla sua carriera e persino sulla sua morte. Jfk ‘scopre’ il mal di schiena durante gli anni di Harvard. Tutto potrebbe essere cominciato, ricostruiscono gli esperti, forse a seguito di un infortunio giocando a football nel 1937. Inizialmente, nel 1940, questi problemi impedirono l’arruolamento nelle forze armate, ai tempi della guerra, ma poi l’influenza politica del padre lo aiutò a superare l’ostacolo nel 1941. I libri di storia – ricordano ancora gli autori – riportano gli eventi del Pt-109, nave da guerra a cui fu assegnato. Fatti che gli sono valsi una medaglia per condotta eroica. Durante la Seconda guerra mondiale, la nave fu colpita da un cacciatorpediniere giapponese nel 1943 e Jfk salvò un membro dell’equipaggio ferito nuotando per 5 ore con lui addosso. L’impatto della collisione della nave e lo sforzo fisico del salvataggio aggravarono i problemi di schiena. Meno di un anno dopo arriva il primo di 4 interventi chirurgici spinali. Gli autori descrivono le condizioni pre e post per ognuna di queste operazioni che Kennedy subì tra il 1944 e il 1957. I primi 2 interventi riuscirono poco a migliorare la situazione e, anzi, causarono gravi complicazioni e dolori aggiuntivi. La terza volta sotto i ferri fu proprio per rimediare agli effetti della seconda operazione e la quarta per eliminare l’infezione nella precedente zona dell’intervento. Gli autori esaminano il valore dei test diagnostici del tempo e delle decisioni che condussero agli interventi, ma anche gli strumenti usati per ridurre il dolore cronico di Jfk, in modo da permettergli di mantenere la sua immagine di leader al top. Un ultimo aspetto affrontato nello studio è il dubbio a lungo dibattuto se l’uso di un tutore per la schiena abbia contribuito alla sua morte, quando nel 1993 venne assassinato. “Ma la scoperta più sorprendente durante il lavoro di ricerca per questo studio – conferma Dowdy – è stata la quantità totale di dolore grave che Jfk ha dovuto sopportare nella sua vita e, francamente, il modo il cui sia riuscito a nascondere così bene al grande pubblico questo dolore e le patologie che lo tormentavano“.