Scienza, Sam Kean: “Chi la ama deve riuscire ad entusiasmare le persone”

"Sebbene siamo quotidianamente a contatto con i risultati concreti della ricerca scientifica, la scienza è spesso vissuta come qualcosa di lontano, materia per pochi eletti"

Chi ama la scienza deve riuscire ad entusiasmare le persone comuni, in modo che non guardino alla scienza come un nemico“. E un sistema per farlo sono “le storie, che sono profondamente umane” e che però “devono essere vere“. Con queste parole lo scrittore e giornalista scientifico americano Sam Kean ha parlato del suo amore per le storie di scienza a Roma, dove ha ritirato il 15esimo Premio letterario Merck per il suo saggio ‘Il pollice del violinista’ (Adelphi 2016). Menzione d’onore della Giuria a Paolo Zellini con il saggio ‘La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini (Adelphi 2016)’. Il Premio viene assegnato ogni anno a quegli autori che riescono a creare nelle loro opere un connubio tra scienza e letteratura. Quest’anno, ad aggiudicarsela, la storia di Niccolò Paganini e del ruolo del Dna. Una storia emblematica: un difetto del Dna aiutò il violinista a essere un grande musicista, ma altrettanto importante fu l’ambiente in cui crebbe. Se la stessa anomalia genetica fosse emersa in altro contesto, non necessariamente avrebbe dato origine a un virtuoso del violino. Quella raccontata nel saggio di Kean è una lezione importante: noi siamo frutto di genetica e ambiente che lavorano insieme. Il lavoro mostra come la genetica non sia necessariamente sinonimo di biologia. Si può fare genetica in archeologia, in storia, in musica, nell’arte, nell’informatica. “Pensavamo che non fossero rimasti resti archeologici per aiutarci a comprendere il passato più remoto dell’umanità, poi abbiamo scoperto che queste tracce le portiamo con noi, nel Dna. Una grande storia dove le mutazioni sono un po’ come insidiosi refusi“, ha detto Kean. “Il Premio Letterario Merck intende favorire una fruttuosa contaminazione tra cultura scientifica e cultura umanistica – ha sottolineato Antonio Messina, a capo del business biofarmaceutico di Merck in Italia – Sebbene siamo quotidianamente a contatto con i risultati concreti della ricerca scientifica, la scienza è spesso vissuta come qualcosa di lontano, materia per pochi eletti“. Emerge quindi la necessità di “rendere la conoscenza scientifica accessibile a tutti e di stimolare nel pubblico l’interesse ad interrogarsi su temi complessi che sono alla base dello sviluppo, della crescita e del cambiamento nella nostra società. La sfida che lanciamo con la nostra iniziativa è proprio questa: rendere comprensibili a tutti argomenti e linguaggi spesso incompresi o vissuti come distanti, al fine di riaffermare la scienza come parte naturale della vita delle persone“, ha concluso.