Tumori: l’IEO si fa in 3 per ospitare il super raggio anticancro

Si chiamerà Ieo 3, farà praticamente da cerniera fra queste due strutture e ospiterà al suo interno il nuovo Ieo Proton Center

L’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano si farà in tre per ospitare il ‘super raggioanticancro. Entro il 2020 un nuovo edificio sorgerà fra gli attuali Ieo 1 e 2. Si chiamerà Ieo 3, farà praticamente da cerniera fra queste due strutture e ospiterà al suo interno il nuovo Ieo Proton Center, il nuovo centro per la terapia con protoni, oltre a permettere un avvicinamento della ricerca dell’Istituto. A spiegare quale sarà la nuova fisionomia dell’Irccs di via Ripamonti al termine di questo triennio sono i suoi vertici. L’Ieo nell’era post Umberto Veronesi crescerà nel solco tracciato dall’oncologo morto l’8 novembre 2016, assicurano. Quella di esplorare le potenzialità di protoni e altre particelle pesanti era infatti una delle missioni più care allo scienziato che, nei panni di ministro della Sanità, volle fortemente il progetto del Cnao (Centro nazionale di adroterapia) di Pavia, avviato nel 2001. “In Istituto c’era un faldone enorme sul progetto dei protoni, risaliva già agli anni 2000 – ricorda l’amministratore delegato del gruppo Ieo, Mauro Melis – L’investimento fu poi temporaneamente accantonato per i costi di allora e lo stato di avanzamento delle tecnologie. Si decise di investire nella radioterapia, scelta che ci ha portato ai primi posti in Europa per questo settore“. “Ma Veronesi continuava a parlare del progetto dei protoni e sarebbe stato contento di assistere oggi alla presentazione del centro. L’investimento di 40 milioni in 3 anni per l’Ieo Proton Center (e di 20 mln per il building che lo ospiterà) è in linea con quanto fatto finora“, un’ulteriore evoluzione “che segue la nostra filosofia di garantire le migliori cure con le migliori tecnologie ai pazienti, con attenzione alla loro qualità di vita”. Melis rivendica il “coraggio” di investire su questo fronte, facendo dell’Ieo, sottolineano dall’Istituto, “il primo Irccs in Italia a offrire ai pazienti oncologici la più avanzata metodica di radioterapia ad alta precisione oggi disponibile“. Il sogno viene raccontato in un video che mostra come sarà via Ripamonti nel 2020: “Costruire un futuro dove il cancro è il passato“. Nel Belpaese i centri che sfruttano i poteri anti-tumore delle particelle pesanti sono 3 (il Cnao di Pavia e quelli di Trento e dell’Infn a Catania). “Ora siamo in attesa della tariffazione” delle prestazioni da parte del ministero della Salute, riepiloga il direttore scientifico dell’Ieo Roberto Orecchia. “Nei nuovi Lea – evidenzia – sono elencate 10 situazioni in cui sarà possibile l’accesso con il Ssn alla protonterapia. Si tratta di casi difficili, dai cordomi ai tumori solidi dei bambini. Guardando alla lista di queste 10 condizioni si stimano circa 7 mila nuovi pazienti l’anno in Italia“, spiega l’esperto che è anche uno degli autori di un lavoro pubblicato di recente su ‘Nature Review’, in cui si fa una sorta di censimento dei centri operativi e in arrivo in tutto il mondo. E’ un settore in evoluzione quello delle particelle pesanti anticancro, che affonda le radici in un lontano passato. I protoni sono una scoperta che risale al 1919 a opera del Nobel Ernest Rutherford, e pian piano hanno mostrato le loro potenzialità cliniche (il primo sguardo in questo senso è di Robert Wilson nel ’46). Negli anni ’50 i primi pazienti trattati nella svedese Uppsala e a Berkeley negli Usa, e poi nel ’90 il primo centro clinico con gli Avventisti del Settimo giorno a Loma Linda in California, che ha all’attivo circa 20 mila pazienti trattati. Oggi sono “circa 60 i centri censiti nel mondo (alcuni affiancano anche l’uso di ioni carbonio come il Cnao), di cui 17 in Europa – riassume Orecchia – Tre le aree in cui si concentrano di più: Nord America, Europa e Est del mondo (con il Giappone capofila). E molti altri centri sono in costruzione, 11 solo in Europa dove ce ne sono anche altri 7 in pianificazione tra cui quello dell’Ieo. Oltre alle aree citate si prevede un’ulteriore espansione, visto che anche altri Paesi si stanno affacciando alla protonterapia“, dall’India all’Australia, dall’Iran al Brasile per citarne alcuni. C’è ormai una massa critica, assicura l’esperto, con oltre 150 mila pazienti trattati in totale, 130 mila circa con protoni e sui 20 mila con ioni carbonio. Secondo le stime mondiali il 20% dei pazienti oncologici potrebbe beneficiare della terapia protonica, mentre attualmente i pazienti trattati con protoni non superano lo 0,8% dei malati sottoposti a radioterapia. Con i fasci protonici si possono trattare tumori che, per sede o tipologia, non possono essere operati o curati con altre forme di radioterapia. “E’ un’opzione in più, non un’alternativa alla radioterapia – precisa Orecchia – E visto il numero di malati candidabili e l’impossibilità per gli attuali centri italiani di assorbire la domanda, l’Ieo vuole dare il suo contributo“. Il programma dell’Irccs milanese è arrivare a trattare a regime nel Proton Center fino a 800 nuovi pazienti l’anno. “Grazie alle proprietà fisiche dei protoni, la metodica permette di risparmiare meglio i tessuti sani circostanti e di convogliare una dose maggiore di energia sul tumore“, racconta l’esperto. E’ strategico quando le neoplasie sono vicino a organi vitali o in aree particolarmente sensibili alla tossicità dei raggi fotonici (cervello o spina dorsale), quando hanno una geometria complessa (come i tumori testa-collo), o quando sviluppano radioresistenza. Per i bambini, evidenzia lo specialista, si può ridurre di 5 volte il rischio di sviluppare nel corso della vita un secondo tumore indotto da radiazioni. Ma le ipotesi scientifiche di utilizzo si stanno ampliando. “E l’Ieo – continua Orecchia – vuole contribuire anche alla ricerca clinica sulle applicazioni future, che potrebbero allargarsi anche a tumori ‘big killer’ come quello del polmone o del seno, impennando anche il numero dei pazienti. La protonterapia è in continua evoluzione anche in combinazione con altre discipline: chirurgia, chemio, farmaci molecolari o altre metodiche radioterapiche. Un’applicazione promettente è ad esempio la radioimmunoterapia che associa l’azione della radioterapia e dell’immunoterapia“. Si è osservato, aggiunge Barbara Jereczek, direttore della Divisione di radioterapia dell’Ieo, “che la terapia con protoni può ottenere una risposta del sistema immunitario decisamente maggiore“. Il futuro è fatto di sinergie, sono convinti all’Ieo. Ma la necessità di fare rete è stata ribadita anche da Marco Bosio, Dg dell’Ats Città metropolitana di Milano, mentre dal ministero della Salute con Massimo Casciello ribadiscono l’interesse per questo tipo di trattamenti. “Rinnovo – conclude Orecchia – una proposta già lanciata diversi anni fa: dar vita a un network italiano con un Centro nazionale, il Cnao, e almeno 6 centri, e creare una rete integrata con la radioterapia. Il tutto in collegamento con l’Europa e il resto del mondo. L’Ieo ha colto un’opportunità: cercheremo di ‘catturare’ il protone, con l’obiettivo di offrire a ciascun paziente la migliore cura ma anche la migliore qualità di vita possibile“.