Usa, le suore ambientaliste protestano: una cappella contro il gasdotto

In Pennsylvania un gruppo di suore cattoliche ha attrezzato una cappella 'homemade' sul percorso di un gasdotto, al fine di bloccarne la costruzione

In Pennsylvania un gruppo di suore cattoliche ha attrezzato una cappella ‘homemade’ sul percorso di un gasdotto, al fine di bloccarne la costruzione: la cappella, costituita da quattro banchi e un altare in assi di legno, si trova all’aperto. La battaglia coinvolge un gruppo di religiose appartenenti a un ordine cattolico, ‘Adorers of the Blood of Christ’ (Adoratrici del Sangue di Cristo), particolarmente impegnato sul fronte ambientalista, contro l’azienda che vuole costruire la conduttura Atlantic Sunrise Pipeline.

La battaglia finisce proprio oggi in tribunale: la compagnia di gasdotto, Williams Partners, inizialmente ha provato a negoziare con le religiose, ma senza successo. Adesso, in attesa del verdetto dei giudici, le suore si preparano a una battaglia sul campo: sul percorso hanno attrezzato una cappella all’aria aperta e sono pronte a una veglia ventiquattr’ore su ventiquattro, qualora fosse necessario.

Molto probabilmente le suore sono ispirate dall’enciclica “Laudato Si'” con cui Papa Francesco ha rivolto un accorato appello al mondo per la tutela del Creato. “Va contro tutto cio’ in cui crediamo: noi crediamo alla protezione di tutto il Creato”, ha dichiarato Linda Fisher, 74 anni, una delle consorelle impegnate nella battaglia.

L’ordine a cui appartengono le suore, 2000 monache in tutto il mondo, è già sceso in campo in Brasile contro la costruzione di una centrale idroelettrica e in Guatemala contro una miniera d’oro. Adesso è la volta della piccola comunità di Lancaster County mettere in pratica “l’etica del suolo”, che è a fondamento della loro congregazione. Domenica, alla Messa, si sono raccolti piu’ di 300 fedeli e sostenitori negli spazi all’aria aperta della minuscola cappella, circondata dai campi di granoturco.

Il tratto dell’Atlantic Sunrise Pipeline nel mirino e’ lungo 10.200 miglia, dal Texas a New York, e coinvolge anche gli Stati frontalieri. In realta’ e’ il progetto di ampliamento di una pipeline che gia’ esiste, la TransCon Natural Gas, un cantiere gigantesco da oltre 3 miliardi di dollari: quando sara’ terminato fornira’ gas naturale a 7 milioni di abitazioni e portera’ crescita economica, occupazione e abbassera’ i costi dell’energia, dicono dalla societa’ costruttrice. “E’ un progetto importante”, lo difende un portavoce della Williams, Christopher Stockton. “Dall’avvento dello shale gas, la Pennsylvania produce la quantita’ maggiore di gas naturale in Usa dopo il Texas. Ma non vi sono le infrastrutture per unire queste aree con i mercati. Ora avranno accesso al gas naturale della Pennsylvania“.

La Williams non compra la terra ai proprietari, paga solo per scavare il terreno agricolo, mettere le tubazioni e poi restituisce i terreni. Sulla carta, a sentire Stockton, l’azienda compensera’ gli agricoltori per le colture perdute e verifichera’ se la produzione, dopo l’installazione degli impianti, tornera’ alla normalita’.

“Li ascoltiamo e cerchiamo davvero di fare del nostro meglio per minimizzare l’impatto”, ha dichiarato il portavoce al Washington Post. Ma le suore non ne vogliono sapere. “Noi puntiamo all’energia sostenibile: questi sono combustibili fossili, pericolosi per l’ambiente. Non sono eco-sostenibili”. E aggiungono che nei fatti l’azienda da’ solo l’illusione della scelta, senza in realta’ cambiare, se non minimamente, i suoi progetti.

Le suore, che hanno anche la gestione di una casa di riposo vicino al terreno, sono parte di un gruppo di una trentina di proprietari terrieri che non ha firmato l’accordo con l’azienda. Ed e’ proprio durante un pranzo nella residenza delle religiose, che il gruppo di attivisti Lancaster Against Pipelines ha partorito l’idea di costruire una cappella come baluardo. Nella denuncia presentata in tribunale le suore sostengono che l’autorizzazione federale al gasdotto viola la loro liberta’ religiosa. Se la Williams vince e ottiene subito i diritti sulla terra, gli attivisti della Lancaster Against Pipelines sono pronti a cominciare una veglia ininterrotta al sito per impedire la distruzione della cappella. Ora la parola ai giudici: la sentenza e’ attesa nelle prossime ore.