Coldiretti: “Uova contaminate? Dall’Olanda imporate 578mila kg in 4 mesi”

L’Italia ha importato nel 2017 Uova di gallina in guscio dall’Olanda sotto accusa in Europa per aver commercializzato Uova contaminate con l'insetticida fipronil

L’Italia ha importato nel 2017 Uova di gallina in guscio dall’Olanda sotto accusa in Europa per aver commercializzato Uova contaminate con l’insetticida fipronil che possono rappresentare “un serio rischio per la salute”. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti che evidenzia l’arrivo in Italia di 578mila chili di Uova in guscio di gallina dai Paesi Bassi nei primi quattro mesi del 2017 a commento delle indiscrezioni sul fatto che l’Italia potrebbe essere coinvolta nello scandalo delle Uova contaminate.

Nel primo quadrimestre del 2017 non risultano invece secondo l’analisi della Coldiretti importazioni di Uova di gallina in guscio dal Belgio che nella notifica iniziale al Sistema di allerta rapido Rasff il 20 luglio sembra aver indicato che l’Olanda, la Francia, l’Italia, la Germania e la Polonia stanno usando il Dega-16 nei loro mercati.

“Con gli italiani che consumano circa 215 Uova a testa all’anno è importante – sottolinea la Coldiretti – fare chiarezza e garantire la qualità e sicurezza di quelle presenti sul mercato nazionale. Grazie alla produzione nazionale di 12,9 miliardi di pezzi l’Italia – precisa – è praticamente autosufficiente per il consumo di Uova che a livello nazionale è in media 215 Uova, delle quali 140 tal quali mentre le restanti sotto forma di pasta, dolci ed altre preparazioni alimentari”.

“Le Uova di gallina – sottolinea la Coldiretti – hanno un sistema di etichettatura obbligatorio a livello europeo che consente di distinguere tra l’altro la provenienza e il metodo di allevamento con un codice che con il primo numero consente di risalire al tipo di allevamento (0 per biologico, 1 all’aperto, 2 a terra, 3 nelle gabbie), la seconda sigla indica lo Stato in cui è stato deposto (es. IT), seguono le indicazioni relative al codice Istat del Comune, alla sigla della Provincia e, infine il codice distintivo dell’allevatore. A queste informazioni si aggiungono secondo Coldiretti quelle relative alle differenti categorie (A e B a seconda che siano per il consumo umano o per quello industriale) per indicare il livello qualitativo e di freschezza e le diverse classificazioni in base al peso (XL, L, M, S).