Corea del Nord: perché Kim Jong-un minaccia gli Stati Uniti?

Continua senza sosta il braccio di ferro tra Kim Jong-un e Donald Trump, con il regime di Pyongyang che minaccia attacchi senza precedenti

A cura di AdnKronos
LaPresse/Reuters

Minacce, accuse reciproche e tensione alle stelle, con il fantasma di una guerra nucleare tornato ad aggirarsi per la comunità internazionale. Continua senza sosta il braccio di ferro tra Kim Jong-un e Donald Trump, con il regime di Pyongyang che minaccia attacchi senza precedenti con missili a medio raggio pronti a colpire la base Usa di Guam, e il presidente americano che si dichiara pronto a usare “fuoco e furia” se provocato.
Non è una novità del resto, che la situazione tra Washington e Pyongyang sia precipitata nelle ultime settimane, dopo che la Corea del Nord ha mostrato i muscoli, testando missili balistici intercontinentali e spingendo Trump e l’Onu a imporre nuove e più dure sanzioni al ‘regno eremita’. Ma cosa vuole Kim Jong-un e perché ce l’ha tanto con gli Stati Uniti?

E’ da inizio anno che la Corea del Nord testa bombe e missili balistici intercontinentali, mostrando di essere in possesso della tecnologia necessaria per lanciare un missile nucleare capace di centrare il territorio degli Stati Uniti. Dal canto loro, gli Usa hanno risposto alle minaccia paventate da Pyongyang imponendo pesanti sanzioni sul Paese, con danni pari a circa un miliardo di dollari. Sanzioni che Kim Jong-un non ha digerito, dicendosi pronto a farla pagare cara agli americani.
COME SIAMO ARRIVATI QUI? – Per spiegare come i rapporti tra i due Paesi siano precipitati è necessario fare un balzo temporale e tornare agli anni della Seconda Guerra Mondiale, quando la Corea, che in quel momento era parte dell’Impero Giapponese, viene occupata da Stati Uniti e Unione Sovietica. Le due superpotenze dividono la penisola in due zone. Il confine lungo il 38esimo parallelo separa il Nord della Corea occupato dai sovietici dal Sud, area di influenza degli americani. Nel 1950 la Corea del Nord invade la Corea del Sud, scatenando la guerra di Corea, durata dal 1950 al 1953.
Al termine del conflitto viene creata una zona demilitarizzata per separare i due Stati. Tuttora la tensione tra i due Paesi, tra i quali non è mai stato firmato un trattato di pace, è rimasta alta. Da allora, Stati Uniti e Corea del Nord si isolano. Mentre altri paesi come la Cina diventano grandi potenze economiche, politiche e militari, la Corea del Nord viene isolata dalla comunità internazionale. Gli Stati Uniti, inoltre, sperano in una denuclearizzazione della penisola coreana, condannando più volte il regime di Pyongyang e il suo programma nucleare. Ma la Corea del Nord continua a sviluppare le proprie tecnologie nucleari. Secondo ‘The Independent’, così facendo spera di costringere gli Stati Uniti a negoziare con loro.
COSA VUOLE PYONGYANG E COSA VOGLIONO GLI USA – Da parte loro, gli Stati Uniti, sperano di scongiurare un attacco della Corea del Nord alla Corea del Sud, eventualità che richiederebbe l’intervento diretto degli Stati Uniti. La Corea del Nord, dal canto suo, mira a sviluppare e prosperare mantenendo la propria indipendenza e le proprie tradizioni. Pyongyang vuole che le esercitazioni militari tra la Corea del Sud e gli Stati Uniti, che vede come atti di aggressione, cessino immediatamente.
COSA C’ENTRA TRUMP? – Durante la campagna elettorale, Trump si dice favorevole a incontrare Kim Jong-un per provare a disinnescare un’imminente crisi nucleare. Ma il 15 aprile, durante la parata per i 105 anni dalla nascita del fondatore della Repubblica Popolare Coreana, Kim Il-sung, Kim Jong-un mette in guardia gli Stati Uniti a non compiere azioni provocatorie nella regione perché il Paese, rimarca, “è pronto ad affrontare qualsiasi minaccia”. Nello stesso giorno, la Corea del Nord tenta di lanciare un missile, ma fallisce.
Il vicepresidente americano Mike Pence avverte Pyongyang che “la pazienza è finita” e che gli Stati Uniti sono pronti a “sconfiggere qualsiasi attacco”, mentre a giugno Trump rincara la dose, ammettendo che “il regime della Corea del Nord è fonte di enormi problemi” e che la priorità per frenare i piani di Kim Jong-un è tentare la strada dell’influenza cinese.
Una nuova escalation di tensioni si registra con la morte di Otto Warmbier, studente americano rimpatriato in coma negli Stati Uniti dopo 17 mesi di detenzione in Corea del Nord. Trump bolla il caso come uno scandalo assoluto, definendo “brutale” il regime di Pyongyang. Le autorità nordcoreane denunciano invece “una campagna denigratoria degli Stati Uniti”, paragonando Trump a Hitler. Il 30 giugno, durante l’incontro con il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, alla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti ribadisce che “l’era della pazienza strategica con il regime nordcoreano è finita” e che Seul, Tokyo e altri Paesi partner, lavorano a una serie di misure economiche e diplomatiche per proteggere gli interessi degli alleati degli americani dalla “minaccia” posta dalla Corea del Nord.
Il 5 luglio, dopo il lancio di un missile balistico intercontinentale il giorno della festa nazionale degli Stati Uniti nel mar del Giappone, Trump, rivolgendosi a Kim Jong-un scrive su Twitter: “Questo ragazzo non ha niente di meglio da fare nella sua vita?” promettendo una risposta severa alla Corea del Nord. Il presidente sudcoreano Moon Jae-chiede un intervento del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Anche Russia e Cina lanciano un’iniziativa comune per risolvere il conflitto nella penisola coreana e fermare il programma nucleare di Pyongyang.
Il 25 luglio Pyongyang torna a minacciare Washington annunciando un attacco nucleare contro “il cuore degli Stati Uniti” se dovessero tentare un cambio di regime, dopo le dichiarazioni del direttore della Cia, Mike Pompeo, che sembrava alludere a un cambio di regime nel ‘regno eremita’. Qualche giorno più tardi, gli Stati Uniti, dopo i test missilistici di Pyongyang, inviano nei cieli della Corea due bombardieri B-1B, mentre il 3 agosto annunciano che dal prossimo primo settembre ai cittadini statunitensi sarà vietato recarsi in Corea del Nord.
La situazione torna a complicarsi, infine, il 5 agosto. Gli Stati Uniti, tramite il Consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, H. R. McMaster, annunciano di stare preparando tutte le opzioni per contrastare la minaccia proveniente dalla Corea del Nord, compresa quella di “una guerra preventiva”. Nella stessa giornata, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approva nuove sanzioni contro Pyongyang, limitando ulteriormente gli scambi commerciali e la possibilità di investimenti per il Paese. Sanzioni che dovrebbero privare la Nordcorea di risorse annuali stimabili in un miliardo di dollari.