Invasione di blatte a Rebibbia: spostati 22 detenuti

22 detenuti ristretti presso il reparto G9 dell'istituto Romano sono stati spostati in un altro reparto, a seguito dell'invasione di blatte nelle loro camere

Invasione di blatte a Rebibbia: secondo quanto reso noto dall’Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria), il 5 agosto scorso 22 detenuti ristretti presso il reparto G9 dell’istituto Romano sono stati spostati in un altro reparto, a seguito dell’invasione di blatte nelle loro camere di pernottamento. E’ stata effettuata la disinfestazione di quelle camere ma due giorni fa sono state chiuse altre quattro camere di pernottamento, con altri detenuti spostati al secondo piano dello stesso G9. “A seguito di una visita ai posti di servizio effettuata nei mesi scorsi dal sindacato avevamo constatato le gravissime condizioni igienico strutturali del reparto G9, lo stesso da cui si sarebbe diffusa l’invasione delle blatte e avevamo chiesto la chiusura e la ristrutturazione di quel reparto – sottolinea il segretario generale Leo Beneduci – analoga richiesta sarebbe stata avanzata dalla direzione dell’Istituto agli organi dell’Amministrazione Penitenziaria centrale, ma il Direttore Generale del Personale e delle Risorse, Pietro Buffa, avrebbe negato tale autorizzazione sostenendo che potevano effettuarsi lavori in economia e quindi mantenendo nel reparto la presenza dei detenuti poi evacuati con la massima urgenza“. “Questo è l’ennesimo errore di un organo del Dap – continua Leo Beneduci – che in questo caso va a minare la vivibilità di quello che può essere considerato l’istituto penitenziario più prestigioso d’Italia“. “Dobbiamo quindi affermare – conclude Beneduci – che nel dissesto assoluto del sistema penitenziario Italiano, alle risse, alle aggressioni, alle evasioni, alle troppe morti in carcere, a un preoccupante aumento dei contatti e delle affiliazioni criminali legato alla c.d. vigilanza dinamica, si aggiungono i pericoli legati ai topi come a Pisa e alle blatte come a Rebibbia e i nostri timori non riguardano soltanto i Poliziotti Penitenziari da sempre abbandonati a loro stessi e senza alcun presidio igienico sanitario, ma anche i detenuti e tutti coloro che operano nel carcere romano, considerando soprattutto che né dagli organi del D.A.P. né dal Ministro della Giustizia Orlando, ci pervengono da tempo segnali di sorta“.