Scienza, affascinante viaggio nel cuore del Sincrotrone di Trieste [GALLERY]

Trieste è la città europea con il più alto numero di ricercatori e con una delle maggiori concentrazioni di istituzioni scientifiche d’Italia: da tempo lo chiamano con orgoglio il “Sistema” Triestino, che si è forgiato negli ultimi decenni e ha portato la città al confine tra Italia e Slovenia a diventare una vera e propria Capitale della Scienza, a prescindere dal riconoscimento che prevede numerosi eventi ed attività per il 2020. Tra i principali punti di riferimento scientifici della città, c’è sicuramente il Sincrotrone “Elettra”, situato a Basovizza. E’ un importante centro di ricerca internazionale, nato intorno all’impianto che utilizza appunto un sincrotrone e un laser ad elettroni liberi per produrre luce, dai raggi ultravioletti ai raggi X. All’interno della struttura sono presenti numerose sorgenti di luce ultra-intensa, con tanti laboratori internazionali. Molti Paesi, non solo europei ma di tutti i continenti, hanno investito fior fior di quattrini per avere uno spazio nel Sincrotrone e realizzare le loro attività scientifiche.

Inaugurato nel 1993, il Sincrotrone è oggi un grande punto di riferimento internazionale per le scienze applicate a molti settori. Nei giorni scorsi il gentilissimo dott. Andrea Lausi, Head – Xpress beamline della struttura, ce ne ha illustrato il funzionamento con estrema cortesia e professionalità. Perché qui non solo si fa scienza, ma anche comunicazione: una scienza aperta al pubblico, alla stampa e ai più giovani che possono appassionarsi facilmente ai temi delle scoperte scientifiche e dei loro retroscena. Tutto il lavoro, cioè, che c’è dietro. A Basovizza per il Sincrotrone sono oltre 400 le persone che quotidianamente operano generando un indotto non indifferente per il territorio, ma gli orizzonti dei risultati che si ottengono qui dentro sono molto più ampi e vanno dall’ambiente alla medicina, dall’agricoltura all’industria, dal turismo alla tecnologia.

La luce del sincrotrone, infatti, permette di rivelare i dettagli della struttura e del comportamento di atomi e molecole, per dare soluzione ai problemi più diversi dalla farmacologia alla diagnostica, dalle scienze ambientali all’ingegneria, dalle nanotecnologie fino alla tutela dei beni culturali. “Elettra”, da cui prende il nome la struttura, è un anello di accumulazione di terza generazione, mentre “Fermi” è un laser a elettroni liberi di nuova concezione. Così la luce prodotta viene raccolta e diretta verso oltre 30 stazioni sperimentali, che la utilizzano come principale strumento di analisi. E qui troviamo laboratori di chimica, microscopia, scienza dei materiali, elettronica e informatica che supportano le attività di ricerca svolte presso queste stazioni, ampliando l’offerta del centro. E’, insomma, una delle tante eccellenze italiane di cui andare orgogliosi.