Spazio: CubeSat “al guinzaglio” per la Luna, una svolta nell’esplorazione planetaria

Per ora è solo allo studio, ma i ricercatori della NASA del Goddard Institute sono convinti che rappresenterebbe una svolta per lo studio della Luna e non solo

Che più grande è più bello non sia necessariamente un’assioma auspicabile, almeno nel settore spaziale, lo si è capito da tempo. Anzi piccolo non solo è bello, ma anche meno costoso. Ne sono un esempio i CubeSat, microsatelliti che per le dimensioni ridotte, in alcuni settori della ricerca, stanno assumendo un ruolo sempre più significativo.

Lo testimonia un nuovo programma della NASA, in fase di studio, dedicato alla ricerca sulle origini della Luna e delle sue “macchie”, vorticosi giochi di luce in chiaroscuro. La particolarità di questa missione – spiega l’Agenzia Spaziale Italiana – non sarebbe l’uso dei CubeSat, o perlomeno non solo, ma il fatto che questi siano collegati tra loro da un lungo filo. Non a caso i ricercatori del Goddard Space Center della NASA, in particolare del Dipartimento per le scienze planetarie e lo studio dello spazio profondo con l’uso di piccoli satelliti, hanno chiamato questa possibile missione, Bolas, richiamando l’arma da caccia di origini argentine.

Secondo quanto ipotizzato, la missione si avvarrebbe di due CubeSat composti entrambi da 12 uniti di 4 cm per lato. Una volta immessi insieme in un’orbita lunare quasi stabile, a circa 100 km di altezza, i due CubeSat sarebbero separati e, collegati da un cavo di 180 km, posizionati in verticale su due orbite diverse, uno a 119 km sopra la superficie, l’altro a quasi dieci chilometri di altezza.

«La tensione del cavo manterrebbe i CubeSat in allineamento verticale», afferma il Principal Investigator Timothy Stubbs: «La configurazione, con il centro di massa in una orbita quasi stabile, dovrebbe permettere al CubeSat inferiore di volare lungamente a bassa quota».

Senza sfruttare la trazione del cavo, un’osservazione a bassa quota comporterebbe un notevole dispendio di carburante per permettere al cubesat di non precipitare. Anche perché sulla Luna, come su altri corpi celesti, esistono aree di concentrazione di massa (mascons) che producono positive anomalie gravitazionali.

L’uso del CubeSat al “guinzaglio” può rappresentare, secondo i suoi ideatori, una svolta nell’esplorazione planetaria: studiare la Luna utilizzando mini satelliti a bassa quota può rivelarsi una opportunità importante.

Che i Cubesat possano avere un sempre maggior ruolo nel settore spaziale lo dimostra il recente annuncio della NASA che ha aperto un bando per la selezione di nuovi progetti da realizzarsi con questi mini satelliti. Ad oggi la NASA ha selezionato 151 cubesat (tra cui anche Argomoon frutto della collaborazione tra Argotec e Agenzia Spaziale Italiana) dei quali 49 sono stati già lanciati e altri 44 lo saranno entro i prossimi 12 mesi.