Chikungunya: cause, trasmissione, sintomi, diagnosi e prevenzione

La Chikungunya è una malattia infettiva molto diffusa nelle aree tropicali ed equatoriali. Ecco come riconoscerla, diagnosticarla e prevenirne l’insorgenza

La Chikungunya è una malattia infetttiva, virale acuta febbrile, presente nelle aree tropicali ed equatoriali e, sempre più, negli ambienti tropicalizzati degli Usa, del bacino mediterraneo, di Cina, Giappone, Filippine e Australia. La trasmisione avviene da persona a persona attraverso la puntura di una zanzara femmina del genere Aedes, come l’Aedes aegypti e l’Aedes albopictus, la zanzara tigre. Il virus responsabile appartiene alla famiglia delle Togaviridae, del genere degli Alphavirus (Arbovirus). Dopo un periodo di incubazione di 2-12 giorni, si manifestano improvvisamente: febbre elevata, cefalea persistente, stanchezza ingravescente e profonda, soprattutto infiammazione delle articolazioni e di muscoli con importanti dolori che talora costringono il paziente ad assumere una posizione piegata, contorta, nel tentativo di alleviare la sofferenza. Nella lingua africana swahili, Chikungunya significa proprio “ciò che curva o contorce”.

Talvolta la malatta è accompagnata da manifestazioni cutanee maculo/papulari, pruriginose che possono assumere caratteristiche di tipo emmoragico-transitorio quali petecchie, ecchimosi, epistassi, gengivorragie. Il virus della Chikungunya è stato descritto per la prima volta nel 1952 in Tanzania, nelle savane al confine con il Kenia e in diversi villaggi sulle coste del lago Vittoria e nell’entroterra. Le prime segnalazioni cliniche di febbri “spezzaossa” risalgono al 1979 in Indonesia, dove venne descritta un’epidemia di febbri dolorose, forse attribuibile allo stesso agente virale. Dagli anni 50 diverse epidemie si sono verificate in Asia e Africa. A partire dal 2005 sono stati riportati ampi focolai nell’area dell’Oceano Indiano (India, Malaysia, La Reunion, Madagascar, Indonesia, Mauritius, Mayotte, Seychelles).

In molte aree orientali africane e in molti paesi dell’America Latina, questa malattia coesiste con la dengue per cui i sintomi si sovrappongono. A fine 2013 si è avuto il primo episodio di Chikungunya in America Latina, in alcune isole Caraibiche; mentre dalla fine del 2014 si sono verificati un milione di casi in diversi paesi caraibici, dell’America Centrale e del Sud. Come prevenire? Ovviamente impedendo o riducendo al minimo le punture di zanzare e adottando alcune precauzioni generali: reti alle finestre o zanzariere nelle stanze in cui si soggiorna; vestiti che non lascino scoperte parti corporee (es. camicie a maniche lunghe, pantaloni lunghi di colore chiaro); utilizzando repellenti sulle parti del corpo rimaste scoperte tenendo presente che il sudore riduce il lro effetto. Le donne incinte e i bambini devono chiedere consiglio al proprio medico o farmacista prima di utilizzare questi prodotti, mentre il loro uso è altamente sconsigliato nei bimbi al di sotto dei tre mesi.

Alcune zanzare vettori della malattie sono attive durante il giorno. In caso di febbre di qualsiasi natura, accompagnata da dolori articolari, si raccomanda ai viaggiatori di rientro da una zon in cui è presente la malattia di segnalare al proprio medico o alla struttura ospedaliera cui si sono rivolti il Paese in cui si sono recati. Come si arriva alla diagnosi? Nel dipartimento Malattie Infettive, parassitarie e immunomediate dell’Istituto Superiore di Sanità è attivo un centro di riferimento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la ricerca degli arbovirus e sulle febbri emorragiche virali, effettuando diagnosi, con metodi sierologici e molecolari, nei casi sospetti di malattie da virus trasmesse da artropodi o roditori, sia importate che autoctone. Le più importanti malattie prese in considerazione oltre alla Chikungunya, sono dengue, febbre gialla, West Nile, encefalite giapponese e quelle causate da Hantavirus.