La Corea del Nord mostra i muscoli: impressionante escalation di provocazioni, ecco la cronologia

Non è la prima volta che la Corea del Nord sfodera tutta la potenza del suo arsenale bellico quando viene messa all'angolo

A cura di AdnKronos
LaPresse/Reuters

L’ha detto e l’ha fatto. Dopo aver minacciato di ridurre in cenere gli Stati Uniti per le sanzioni inflitte dall’Onu e aver giurato di affondare il Giappone, la Corea del Nord è tornata a mostrare i muscoli. Alle 6.57 ora giapponese (le 23.57 in Italia) Kim Jong-un ha lanciato l’ennesima provocazione alla comunità internazionale. Un nuovo missile intercontinentale ha sorvolato il Giappone, passando sopra Hokkaido, ha percorso 3.700 chilometri e poi è andato a morire nel Pacifico.
Il test di stamattina, che arriva a meno di venti giorni dall’ultimo indirizzato ai giapponesi, è l’ennesima prova di forza da parte del Rispettato Maresciallo, intenzionato a reagire a colpi di missili alle sanzioni dell’Onu. Non è la prima volta, del resto, che ‘Stranamore Kim’, sfodera tutta la potenza del suo arsenale bellico quando viene messo all’angolo. Ma a preoccupare gli analisti, stavolta, è la certezza che negli ultimi cinque mesi le provocazioni nordcoreane hanno subito un’accelerata impressionante.

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APRILE ‘DOLCE FALLIRE’ – Con cinque missili e un test nucleare in sole tre settimane, non si può certo dire che quella di Kim Jong-un sia stata un’estate idilliaca. L’escalation di azioni dimostrative e minacce, però, porta impressa una data. E’ il 4 aprile quando Pyongyang effettua il lancio di un razzo KN-17 a corto raggio, che va a inabissarsi nel mar del Giappone. Pochi giorni dopo, il 15 aprile, durante i festeggiamenti per la nascita del padre della patria, il regime dà nuova prova di forza, esibendo missili e annunciando di essere pronto a una guerra nucleare. Anche stavolta detto, fatto. Dalla base di Simpo, Pyongyang prova a lanciare un missile, ma il test fallisce. Stesso tentativo che andrà in fumo il 28 aprile.
MAGGIO, KIM CI RIPROVA – Kim Jong-un, però, non si scoraggia. Sfidando le sanzioni Onu, il 14 maggio effettua un nuovo test missilistico con un Hwasong-12 che fa tremare il mondo. Si tratta di un missile balistico intermedio, il decimo dall’inizio dell’anno, che vola per 700 chilometri prima di affondare nel mar del Giappone. La condanna della comunità internazionale è unanime ma non ferma le manovre di Pyongyang. E infatti il 21 e il 29 maggio il Rispettato Maresciallo rincara la dose con altri due lanci. Il primo, un Pukguksong-2 di medio raggio vola per 500 chilometri prima di inabissarsi nel mar del Giappone, stessa sorte che subisce il secondo, un KN-17.
GIUGNO, UNA RAFFICA DI MISSILI – A partire da quel momento l’attività missilistica della Corea del Nord si impenna. L’8 giugno, sempre nel mar di Giappone, Kim Jong-un scarica una raffica di missili anti-nave in risposta alla decisione della Corea del Sud di sospendere il dispiegamento del Thaad, il sistema americano antimissilistico. Ma la minaccia non finisce qui.
LUGLIO, GLI USA NEL MIRINO – A spiccare sul calendario della Corea del Nord sono due date cerchiate in rosso. Il 4 luglio, giorno della festa dell’Indipendenza americana, il regime di Pyongyang lancia un Hwasong-14, missile balistico intercontinentale che piomba ancora una volta nelle acque del Giappone. L’azione dimostrativa mette il mondo in allarme. Il missile tocca l’altezza record di 3mila chilometri ed è in grado di raggiungere l’Alaska. Il 28 luglio Pyongyang spara ancora, annunciando che nel mirino dei prossimi test ci sono Los Angeles, Denver, Chicago e Boston. “Tutti gli Stati Uniti sono a portata di lancio” rivendica il dittatore. L’intelligence americana ritiene che Kim Jong-un possa avere pronta una bomba nucleare da piazzare su missile. Puntualissima arriva la risposta di Donald Trump che minaccia “fuoco e furia” se Pyongyang non depone le armi.
AGOSTO, LA SFIDA CONTINUA – Dopo aver annunciato di attaccare Guam entro il 15 agosto, la minaccia di Kim Jong-un si fa concreta il 26 con tre missili a corto raggio che sfiora le teste dei giapponesi, viaggiando per 250 chilometri e finendo, neanche a dirlo, nel mar del Giappone. Tre giorni più tardi l’ennesima sfida all’Occidente: la Corea del Nord lancia un missile che sorvola il Giappone all’altezza dell’isola di Hokkaido per finire poi in mare. Il razzo si frantuma in tre pezzi cadendo nel Pacifico a 1.180 km ad est dell’isola settentrionale giapponese.
SETTEMBRE, LA BOMBA H – Il 3 settembre il leader nordcoreano concretizza l’ultima minaccia. La più potente. Una scossa di terremoto 6.3 fa tremare la Corea del Nord facendo ripiombare l’Occidente nell’incubo nucleare: Kim Jong-un lancia il sesto test atomico provocando un’esplosione di cento kilotoni, circa 4 o 5 volte più forte della bomba atomica sganciata a Nagasaki, in Giappone, nel 1945. La conferma arriva poche ore più tardi: il test della bomba a idrogeno è stato completato con successo.

(di Federica Mochi)