Maltempo, esperto: “Troppi allarmi inascoltati, il codice arancione contempla espressamente la possibilità di vittime”

A Livorno "dal giorno prima era stato emanato un allarme arancione, che contempla espressamente la possibilità di vittime": l'esperto fa chiarezza e, una volta per tutte, sugli scenari di rischio previsti dalla protezione civile

Il sistema di allerta funziona, ma a volte fatica a percorrere l’ultimo miglio. Se Protezione Civile e Regioni emettono un allarme, anche solo giallo, non deve restare sulla carta. Deve arrivare ai cittadini, spingere il sindaco a mettere un vigile davanti a un sottopasso, mandare qualcuno a controllare l’argine, avvertire in ogni modo possibile le persone a rischio“: lo ha dichiarato in un’intervista a ‘Repubblica’ il meteorologo Carlo Cacciamani, responsabile del Centro funzionale centrale per il rischio meteo-idrogeologico della Protezione Civile. “Anche con la migliore pianificazione, esiste un rischio residuo che va gestito sul luogo e nel momento dell’emergenza“.

A Livorno “dal giorno prima era stato emanato un allarme arancione, che contempla espressamente la possibilità di vittime. I nostri mezzi non ci permettono di prevedere con ampio anticipo un temporale di 10 o 20 chilometri che scarica 250 millimetri di acqua in due ore e mezzo, né possiamo risolvere il problema di un fiume intombato dalla sera alla mattina. I bacini piccoli a volte impiegano meno di un’ora ad andare in piena. Però abbiamo pluviometri, idrometri e radar che ci inviano dati in tempo reale. Se dopo mezz’ora cadono 50 millimetri, dopo un’altra mezz’ora la situazione non migliora e abbiamo un fiume con una capacità di deflusso limitata, ti si devono drizzare i capelli in testa. Il sindaco o chi per lui deve far scattare l’emergenza. Subito, senza fax né Pec“.

Tutto questo non può essere fatto da Roma. E ancora: avvertire in ogni maniera, megafono incluso, chi abita in un seminterrato accanto a un fiume, se necessario evacuare le persone, giorno o notte che sia“. “Sono scelte che un amministratore deve affrontare. Il sindaco di Genova che ha cancellato la partita sarebbe stato forse criticato, se non ci fosse stata Livorno. Evacuare un palazzo o cancellare un evento hanno un costo, materiale e sociale, che è certo. Di fronte esiste un rischio che è solo probabile, ma estremamente più tragico“. “Ognuno di noi deve diventare un soggetto di protezione civile. I cittadini dell’Oklahoma, a furia di tornado, oggi sanno dove trovare informazioni e rifugio. In Italia siamo ancora un po’ indietro e il problema è più culturale e psicologico che non tecnico. Ci sembra impossibile che si possa morire per un temporale, invece il rischio può essere concreto“.