S.O.S pediculosi: fattori di rischio, trasmissione, diagnosi e cura

La pediculosi, specie col rientro a scuola, suscita non poche preoccupazioni tra i genitori. Scopriamone fattori di rischio, trasmissione, diagnosi e cura

La pediculosi, specie col rientro a scuola, ritorna a far parlare di sé, suscitando non poche preoccupazioni tra i genitori. Parliamo di piccoli parassiti che vivono sulla testa dell’uomo, lunghi 2-3 mm, di color grigio-biancastro, nutrendosi di sangue attraverso la pelle. Essi tendono a insidiarsi principalmente su nuca, tempie e dietro le orecchie. Le femmine dei pidocchi possono arrivare a depositare, durante il loro ciclo vitale, oltre 100 lendini che si schiudono dopo 6/10 giorni, dando origine a larve che poi si trasformeranno in pidocchi adulti. Le lendini si differenziano dalla forfora per la forma ovoidale e perché sono lucide e consistenti, rimanendo saltamente ancorate al capello. Dato che i pidocchi, contrariamente a quanto si pensi, non saltano o volano, la trasmissione avviene o per contagio diretto del capo o indirettamente, con o scambio di indumenti o l’uso comune di oggetti personali (spazzole, pettini, cuffie, lenzuola, federe, coperte ecc).

Molte le occasioni a rischio: gli accumuli di guardaroba, la condivisione di cappelli, sciarpe, cappotti, fermagli per capelli. I pidocchi possono infestare qualsiasi individuo per cui va sfatato il mito che colpiscano solo nei casi di scarsa igiene. Le infestazioni interessano, più frequentemente, scuole, colonie, oratori, palestre. La certezza dell’infestazione si ha solo quando di trova il pidocchio vivo, dato che la presenza di lendini non indica , di per sé, la presenza del pidocchio o che la lendine sia vitale ossia contenente il parassita. La diagnosi avviene pettinando con un pettine a denti fitti tutti i capelli, dalla radice alle punte, dopo averli cosparsi con abbondante balsamo. Il capo va ispezionato in un ambiente densamente illuminato, magari con l’ausilio di una lente di ingrandimento. Per eliminare l’infestazione occorre il trattamento con un antiparassitario specifico. Dopo il trattamento, le uova vanno rimosse con un pettine in acciaio a denti molto fitti, pettinando ciocca per ciocca,partendo dalla radice. L’eliminazione può essere facilitata bagnando la capigliatura con una soluzione al 50% in acqua di aceto.

Occorre inoltre disinfettare lenzuola e abiti, lavati in acqua a 60°C o a secco, in particolare i cappelli, oppure lasciare gli abiti all’aria aperta per 48 ore, tenendo oggetti o giocattoli a contatto con la persona infettata all’aria aperta o in un sacchetto di plastica chiuso per due settimane. Pettini, spazzole e fermagli vanno lavati e disinfettati in acqua calda per 10-20 minuti e ovviamente non bisogna condivere pettini, spazzole, fermagli ecc. Come ci si comporta nei confronti della scuola? Se la pediculosi è accertata, il bimbo può tornare a scuola il mattino dopo il primo trattamento con il certificato del medico curante. Se gli insegnanti hanno solo scoperto che possa esserci il problema, lo segnalano ai genitori che firmeranno l’autocertificaziobne di aver eseguito il trattamento o aver verificato l’assenza di parassiti . Se in classe ci sono casi sospetti, gli insegnanti devono segnalarlo alle altre famiglie, invitandole ad eseguire controlli sui figli. Solo in caso di recidive o di genitori poco sensibili al problema, è richiesto il certificato del medico di non contagiosità, senza il quale gli alunni non possono rientrare in classe.