Stop bollette a 28 giorni: cosa cambia?

La fatturazione con bollette a 28 giorni, introdotta nel 2015, ha ricevuto ieri un primo stop da parte dell'Agcom

A cura di AdnKronos

Tredici mesi di fatturazione al posto dei canonici dodici, con un mese di pagamenti in più che viene di fatto ‘regalato’ agli operatori. La fatturazione a 28 giorni, introdotta nel 2015, ha ricevuto ieri un primo stop da parte dell’Agcom. L’autorità garante delle comunicazioni ha deciso di avviare procedimenti sanzionatori nei confronti degli operatori telefonici Tim, Wind Tre, Vodafone e Fastweb per il mancato rispetto delle disposizioni relative alla cadenza delle fatturazioni e dei rinnovi delle offerte di comunicazioni elettroniche.
Una buona notizia per i consumatori, visto che l’Agcom ha fatto sapere di stare valutando l’adozione di ulteriori iniziative per scongiurare l’effetto di ‘trascinamento’ verso altri settori, caratterizzati dalle stesse modalità di fruizione dei servizi. In attesa di nuove indicazioni da parte dell’Authority guidata da Angelo Marcello Cardani, vediamo cosa cambia per gli utenti e cosa fare per non pagare un mese di fatturazione in più.
PERCHE’ LE BOLLETTE VENGONO FATTURATE OGNI 28 GIORNI? – La fatturazione a 28 giorni, anziché a 30, è stata introdotta dagli operatori nel 2015, creando in questo modo una tredicesima mensilità extra. Inizialmente, per contrastare questa pratica, la soluzione per il consumatore era chiedere alla compagnia di recedere dal contratto.
CHE CAMBIA TRA FISSO E MOBILE? – Mentre per le compagnie della telefonia mobile vige il mercato libero, lo stesso non può dirsi per quelle fisse, controllate dall’Agcom. Già nel marzo scorso, l’Authority, con la delibera 121/17/CONS aveva stabilito la fatturazione mensile sui contratti di telefonia fissa, Adsl e fibra, vietando quella a 28 giorni. Le compagnie si sono rivolte al Tar, facendo ricorso contro la delibera, ma continuando di fatto ad applicare i rincari.
QUANTO PESA SUI CONSUMATORI? – Imponendo il pagamento ogni 28 giorni, a pagare un prezzo sproporzionato sono i consumatori che si ritrovano con un aumento del costo annuale dell’8,5%.
A CHI RIVOLGERSI PER FARE RICORSO? – Per tentare di interrompere questo meccanismo sono tre le strade percorribili. La prima è chiedere alla compagnia il recesso dal contratto e sceglierne un’altra che non applichi la fatturazione a 28 giorni. La seconda è quella proposta dal Codacons, che ha deciso di affiancare tutti i cittadini che intendono fare ricorso, mettendo a disposizione gli strumenti per un “reclamo/diffida con richiesta di rimborso di quanto versato illegittimamente in più per ogni bolletta a 28 giorni inviata dal gestore in indirizzo”.
La terza strada, infine, è rivolgersi ai Co.Re.Com, i comitati regionali per le comunicazioni. Si tratta di organi funzionali all’Agcom, che hanno il compito di conciliare le controversie in materia di telecomunicazioni tra utenti e operatori delle telecomunicazioni. In caso di mancato riscontro da parte dell’operatore entro il termine di 30 giorni, oppure di risposta negativa alla richiesta di rimborso, si può inviare il formulario Ug parzialmente precompilato disponibile sul sito di Codacons in relazione alla fatturazione a 28 giorni, così da accedere alla conciliazione presso i Co.Re.Com e richiedere l’applicazione degli indennizzi automatici.