Benessere ed aspettativa di vita: vivere a lungo ed essere felici

L’aspettativa di vita degli italiani è aumentata ad 82,8 anni. Lo ha reso noto l’ISTAT quando ha diffuso gli indicatori demografici relativi all’anno 2016. Lo stesso ISTAT ha anche precisato che “la speranza di vita alla nascita in confronto al 2013 risulta essersi allungata di oltre sette mesi”.

La vita si allunga ovunque, non solo in Italia; e per cercare di migliorare il benessere all’avanzare dell’età, gli studiosi di tutto il mondo stanno indagando sulla sua relazione con la qualità della vita.

Questo perché “vivere più a lungo non necessariamente significa anche vivere meglio, ed io dubito che, in assenza di benessere e di serenità, ci sia qualcuno che desideri continuare a rimanere sulla terra a lungo”, afferma Fulvio Candido, fondatore di Segretidelbenessere.it, il noto portale di informazioni sulla salute ed il benessere. Sotto questo aspetto la nostra vita è strettamente correlata anche al nostro benessere.

Il benessere può essere definito in modo diverso, a seconda dell’importanza che si assegna alle diverse componenti che lo caratterizzano.

“Personalmente ritengo che dovremmo pensare al benessere come ad un qualche cosa di soggettivo che va oltre la salute fisica e cognitiva, che va anche ad abbracciare la vita emotiva, le aspettative ed i sogni di un’intera vita: senza poi contare che il benessere è legato anche all’ambiente (domestico, lavorativo…) che ci circonda”, continua.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità benessere equivale a salute, intesa come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non la semplice assenza dello stato di malattia o d’infermità”.

In ogni caso, il benessere può essere valutato sotto un profilo oggettivo, in relazione al fatto che siano (o non siano) soddisfatti i bisogni fondamentali dell’individuo per cibo, rifugio, sicurezza economica, relazioni sociali ed assistenza sanitaria. Ma anche sotto un profilo soggettivo, come riflesso del come un individuo giudica e vive la propria vita.

La maggior parte degli studiosi della materia, si basa su alcuni indici soggettivi di “benessere edonico”, cioè su ciò che rende le esperienze e la vita piacevoli o spiacevoli (Kahneman). Prende quindi in esame i giudizi dati da un individuo sul come, nell’arco di un periodo sufficientemente lungo della propria vita, riesce a soddisfare i suoi propri bisogni. Ma si basa anche sul grado di soddisfazione che lo stesso soggetto trae da alcuni degli aspetti specifici della propria esistenza, come le relazioni, la vita sociale, la salute o il lavoro. Dato che entrambi questi giudizi investono diversi aspetti dello stesso benessere, messi assieme, possono fornire un quadro abbastanza completo della qualità della vita delle persone.

Altri studiosi invece danno enfasi al benessere soggettivo in più senso lato, inteso come un “benessere eudaimonico”, cioè quello generato dalla realizzazione della propria vera natura, dal raggiungimento degli obiettivi prefissati: detto in parole semplici, enfatizzano il senso che l’individuo dà alla propria vita in termini di significati e di scopo. Questi studiosi si basano sul presupposto che tutte le persone sono motivate anche da fattori che vanno oltre la propria felicità o la propria soddisfazione personale.

Va anche evidenziato che, stando ad una ricerca del 2014 (Steptoe, Deaton e Stone), il benessere inteso in senso soggettivo e la salute, comunque sono strettamente legati all’età dei singoli individui.

Sempre a questo proposito, da un sondaggio su scala mondiale condotto dalla Gallup, è emerso che nei paesi ad alto reddito, la relazione tra benessere valutativo ed età può essere espressa per mezzo di una funzione che assomiglia graficamente ad una “U” : decresce fino in corrispondenza all’età di 45 anni, per poi crescere negli anni successivi.

Ma è anche emerso che questo modello ad “U” non è un modello universale. Per esempio, è stato riscontrato che le persone dell’America Latina o dell’ex URSS, avevano mostrato un calo del loro benessere con l’avanzare dell’età e che, invece, la relazione tra la loro salute fisica ed il loro benessere soggettivo era pressoché proporzionale. Ad ogni modo, come detto, le persone anziane con malattie croniche mostrano un crollo del benessere complessivo con l’avanzare dell’età.

“C’è ancora molto studiare e da capire in merito al benessere, ma quello che appare chiaro è che, soprattutto con il passare degli anni, la qualità delle vita è legata a molti fattori che spesso vengono sottovalutati, quali la consapevolezza di se, l’aderenza ai propri ideali, l’educazione e il proprio vissuto. Molti di questi fattori sono al di fuori del controllo dei singoli individui, ma altrettanti dipendono da loro.

In ogni caso, il benessere va “conquistato” soprattutto col passare dell’età”, conclude Candido.